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Esteri

Iran: più guerra che negoziati con gli Stati Uniti

Nuovi scontri nello Stretto di Hormuz

di Ernesto Ferrante -


Quattro missili cruise sono stati lanciati dall’Iran verso gli Emirati Arabi Uniti. Il ministero della Difesa emiratino in una nota ha specificato che tre sono stati intercettati con successo sulle acque territoriali, mentre il quarto è precipitato in mare. Secondo gli esperti iraniani, è il modo scelto da Teheran per far sapere a Washington che il controllo sullo Stretto di Hormuz non verrà meno e che la Repubblica islamica reagirà alla presenza delle forze statunitensi nella regione. Due persone sono rimaste ferite in un attacco con droni contro un edificio residenziale destinato ai dipendenti di un’azienda a Bukha, nel nord dell’Oman.

La risposta dell’Iran agli annunci Usa

I media iraniani hanno diffuso immagini del lancio di missili come avvertimento contro i due cacciatorpedinieri che gli Stati Uniti hanno annunciato di aver fatto entrare nel Golfo Persico. Una nave sudcoreana ha preso fuoco dopo un’esplosione nello Stretto. L’agenzia Yonhap ha precisato che si tratta di una imbarcazione battente bandiera panamense, gestita dalla compagnia di navigazione sudcoreana Hmm Co, con un equipaggio composto da 24 persone, fra le quali sei sudcoreani e 18 stranieri.

Abbiamo il pieno controllo dello Stretto di Hormuz, lo stiamo aprendo”, aveva detto in precedenza il segretario al Tesoro Scott Bessent in un’intervista a Fox. Le autorità iraniane hanno smentito sia Bessent che il Centcom.

L’area dello Stretto di Hormuz che Teheran controlla

La marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha presentato una nuova mappa che mostra l’area dello Stretto di Hormuz sotto il controllo dei Pasdaran. La zona si estenderebbe tra Kuh-e Mobarak in Iran e a Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, e tra l’estremità dell’isola iraniana di Qeshm e Umm Al Quwain, sempre in territorio emiratino.

Smentiti i negoziati sul nucleare

L’Iran non è attualmente impegnato in negoziati con gli Stati Uniti sul dossier nucleare ed è pronto ad affrontare qualsiasi scenario. Lo avrebbe dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, intervenendo davanti alla commissione Sicurezza nazionale e Politica estera del Parlamento di Teheran, stando a quanto riferito dal presidente della commissione stessa, Ebrahim Azizi, citato dal sito di Press Tv. “Il ministro degli Esteri ha sottolineato che non siamo attualmente in trattative con il nemico sul nucleare e che siamo pronti a qualsiasi scenario”, ha rimarcato Azizi, evidenziando che nel corso dell’incontro è stato ribadito anche il tema del cessate il fuoco in Libano.

L’orientamento di Trump

Donald Trump sarebbe stufo della situazione di stallo in Iran. Con l’operazione Project Freedom starebbe puntando a fare pressione per un’intesa, altrimenti ci sarà di nuovo guerra. Lo ha rivelato ad Axios un alto funzionario statunitense. “Ci sono colloqui. Ci sono offerte. Le loro non ci piacciono. Le nostre non piacciono a loro. Non conosciamo ancora la situazione del [leader supremo]. E stanno portando messaggi a mano nelle grotte o ovunque lui o chiunque altro si nasconda. Questo rallenta il processo”, ha aggiunto ancora.

Witkoff ha consigliato al tycoon di proseguire i negoziati e ha presentato una valutazione ottimistica sulle probabilità di arrivare ad una soluzione diplomatica, mentre altri componenti dell’amministrazione sono più pessimisti.

Parlando della crisi in Iran da Baku, la premier italiana Giorgia Meloni ha rinnovato l’auspicio che “questa crisi possa chiudersi nel più breve tempo possibile”.

Si combatte in Libano

Le Forze di Difesa israeliane hanno ordinato agli abitanti di diversi villaggi nel sud del Libano di lasciare le loro case. I residenti dei comuni di Qana, Debaal, Qaaqaait al-Jisr e Srifa, “devono abbandonare le proprie case”, è scritto nel comunicato diffuso su X dal portavoce dell’esercito in lingua araba, Avichay Adraee, che ha minacciato un attacco “alla luce della violazione dell’accordo di cessate il fuoco da parte del partito terroristico Hezbollah”.

Il Partito di Dio ha reso noto che le sue forze si sono scontrate con soldati israeliani nel sud del Paese dei Cedri, dove le Idf continuano a operare. Il movimento sciita ha affermato che, dopo un tentativo dei soldati israeliani di avanzare nei pressi della località di Deir Seryan – situata all’interno della “linea gialla” – i suoi combattenti hanno ingaggiato intensi combattimenti con le forze nemiche.


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