Il caso Garlasco: ipotesi di conclusioni paradossali
In questa rubrica si è trattato più volte del caso Garlasco lamentando anzitutto il vizio di fondo della condanna di Alberto Stasi, fidanzato della vittima, Chiara Poggi, ovverosia la superficiale sentenza della Corte di Cassazione che, su ricorso della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano, nel 2013, annulla la sentenza di assoluzione aprendo di fatto la porta ad un’inesorabile condanna.
La giusta sentenza d’appello che assolveva Stasi perché non sussistevano a suo carico le prove necessarie venne spazzata via con una serie di argomentazioni assurde che entravano con tutta evidenza nell’accertamento del fatto, notoriamente escluso dalla cognizione del giudice di Cassazione. Chi scrive ovviamente non sa chi ha ucciso Chiara Poggi ma è sicuro che non esistevano abbastanza prove per condannare Stasi che tuttavia nel 2014 si beccò 16 anni per omicidio grazie alla pena ridotta dagli originari 24, per il rito abbreviato, pena poi confermata dalla Cassazione nel 2015.
Le molteplici riaperture delle indagini a carico di Andrea Sempio, inoltre, ogni volta archiviate, sembravano aver assunto un significato più mediatico che giudiziario per le infinite discussioni televisive alle quali il caso ha sempre dato origine. In questi giorni circola invece l’ipotesi che la Procura Generale di Milano, nella persona della procuratrice capo, dottoressa Francesca Nanni, possa chiedere la revisione del processo che condanna Stasi e che già fu rigettata ai legali di quest’ultimo.
Il punto è che, paradossalmente, Stasi potrebbe concludere la sua detenzione nel carcere di Bollate, dove è attualmente detenuto in regime di semilibertà, cioè uscendo la mattina e rientrando la sera, ben prima della conclusione del giudizio di revisione. L’ex fidanzato di Chiara Poggi è in carcere da 11 anni e dovrebbe uscirne nel 2030. Ma al netto degli sconti per buona condotta terminerà di espiare definitivamente la condanna il 22 ottobre 2028, tra poco più di due anni, e ancora non si può sapere se e quando inizierà il processo di revisione.
Una conclusione paradossale, salvo ad attendere, e chissà quanto, il risarcimento per ingiusta detenzione che in questo caso dovrebbe essere cospicuo visto l’errore giudiziario forse più colossale della storia giudiziaria italiana che lo vede protagonista. Ma anche qui c’è chi parla di un tetto che ridurrebbe molto le aspettative milionarie.
Tornando ad Andrea Sempio, le ripetute aperture e chiusure di indagini e soprattutto le continue voci hanno consentito la messa in scena del più colossale processo mediatico della storia recente italiana. Il punto è che l’eventuale processo di revisione non potrebbe accertare la sua, ancora più eventuale, colpevolezza per l’omicidio di Chiara Poggi e dovrebbe quindi, una volta che la Procura di Pavia si decidesse per chiedere il rinvio a giudizio, darsi vita ad un processo parallelo che inizi dal primo grado a suo carico.
Ma anche questo è un esito paradossale, con due processi sullo stesso fatto che si svilupperebbero senza pregiudizialità e senza possibilità di confluire in un unico dibattimento. Perché la revisione è un’impugnazione straordinaria e in teoria dovrebbe concludersi prima di un nuovo processo ad un altro imputato che non sia Alberto Stasi ma in questo caso i tempi si dilaterebbero oltre il buon senso.
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