L’uomo che rimprovera un Paese intero
Sessanta candeline per Mario Giordano, la voce diventata metodo
Sono passati i tempi in cui di Mario Giordano si riconosceva la voce. Oggi lo si riconosce dai rimproveri, da quella postura morale che non si limita a raccontare il Paese ma lo convoca come un’aula permanente, lo interroga con la pazienza di chi non accetta risposte evasive e lo mette in riga con un tono che non cerca complicità ma pretende responsabilità. La voce, con la sua dissonanza genetica trasformata negli anni in un marchio, è diventata quasi un dettaglio, un residuo di un’epoca in cui bastava il timbro per definire un personaggio; ora è il modo in cui abita lo spazio, con una severità calibrata, a renderlo immediatamente riconoscibile.
Un corpo estraneo nell’informazione
Giordano ha attraversato quarant’anni di informazione come un corpo estraneo che nessuno è mai riuscito davvero ad assorbire. È stato spostato, ricollocato e riposizionato con la cautela che si riserva agli oggetti che non si possono eliminare ma nemmeno integrare del tutto. Eppure ovunque sia passato ha lasciato una traccia precisa: un’energia e una presenza che non si confondono, un modo di stare in video che non ha equivalenti. La sua traiettoria professionale non è una linea retta ma una sequenza di urti, deviazioni e ripartenze che hanno finito per costruire un’identità più forte di qualsiasi ruolo formale.
Fuori dal Coro
La sua maturità coincide con “Fuori dal coro”, che più che un titolo appare come il modus operandi di un uomo che non chiede approvazione e non teme l’eccesso. Il modo in cui si rivolge alla camera non ha nulla della conversazione e molto della convocazione: un gesto diretto, quasi formale, che raggiunge lo spettatore come se fosse il depositario di una colpa collettiva, un punto di raccolta delle responsabilità diffuse del Paese.
In questa severità non c’è alcuna lusinga, ma una forma di coinvolgimento che assegna a chi guarda un ruolo nel discorso invece di relegarlo alla passività dello sguardo.
Un’eccezione evidente
Nel panorama super-levigato dell’informazione contemporanea, dove tutto tende alla neutralità cosmetica e alla prudenza di superficie, Giordano rappresenta un’eccezione evidente: un rumore che non si può archiviare, una presenza che non si dissolve nel flusso indistinto dei commenti. Fastidioso a tratti, eccessivo in molti momenti, ma sempre identificabile ed efficace.
Sessant’anni così, senza smussare gli angoli e senza arretrare verso un registro più accomodante. Un uomo che ha trasformato un’anomalia in una cifra che è diventata ruolo e poi identità, fino a imporsi come presenza riconoscibile anche quando non parla. Che piaccia o meno, una componente stabile del paesaggio sonoro italiano.
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