Roma, al Senato il primo Osservatorio Nazionale sulla Giustizia Sportiva
ROMA – Sudore, disciplina, merito. Lo sport, prima di essere business o spettacolo, è una promessa: se ti alleni duramente, se rispetti le regole, il campo ti darà quello che meriti. Ma cosa succede quando quel campo smette di essere un terreno di gioco equo? Cosa succede quando le regole, anziché garantire la trasparenza, diventano un labirinto impenetrabile? Se la giustizia sportiva perde credibilità, crolla tutto il castello. Non è solo una questione di codici o tribunali; è una questione di fiducia.
È nata da questa urgenza la spinta che ha animato oggi, al Senato della Repubblica, il convegno “La Giustizia Sportiva recupererà la sua credibilità? Urge una riforma indipendente”. L’importante appuntamento istituzionale è stato organizzato e fortemente voluto da Clara Campese, già presidente del Comitato Regionale FISE Veneto e componente della Giunta CONI Veneto, da tempo in prima linea nella denuncia delle storture del sistema. Nel cuore delle istituzioni non si è fatta accademia: grazie a questa iniziativa si è posata la prima pietra del primo Osservatorio Nazionale sulla Giustizia Sportiva.
L’obiettivo emerso dal dibattito è chiaro e ambizioso, una vera e propria sfida al sistema guidata dalla determinazione degli organizzatori. Si punta a monitorare i tribunali dello sport, raccogliere le denunce e le testimonianze di chi è stato penalizzato — atleti, tecnici, dirigenti — e mettere sul tavolo proposte di riforma concrete.
Il Senato in campo: le voci della politica e dello sport
I principi di imparzialità e tutela dei diritti non possono essere slogan da parata, ma devono tornare a essere la spina dorsale dello sport italiano.
L’incontro, promosso sul piano istituzionale dal senatore Nicola Irto, ha riunito attorno allo stesso tavolo pesi massimi della politica e dello sport. All’evento sono stati invitati il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e il presidente del CONI Luciano Buonfiglio. Al dibattito hanno preso parte figure che lo sport lo vivono e lo masticano da sempre, come Stefano Patuanelli, capogruppo M5S al Senato, Mauro Berruto, deputato PD e già CT dell’Italvolley, e Paola Palmieri, presidente della Consulta dello Sport di Roma Capitale.
Al centro del ring non ci sono state teorie astratte, ma i casi concreti che hanno scosso il sistema negli ultimi anni. Le vicende della FISE, con il delicato caso Campese-Bartalucci che ha fatto scuola, insieme a quelle di Federdanza e del Tiro a Segno Nazionale di Milano, sono state i veri casi studio della giornata, esempi lampanti di quelle crepe strutturali che rischiano di far crollare la credibilità delle federazioni.
Le priorità discusse per la riforma sono nette e fanno rumore.
Riforma della giustizia sportiva: le proposte sul tavolo
Si parte dall’indipendenza totale degli organi giudicanti per azzerare ogni conflitto di interessi, passando per la riforma del sistema elettorale delle federazioni sportive, fino a giungere a limiti severi ai mandati dei presidenti federali per evitare poltrone a vita e alla trasparenza assoluta nella governance dello sport italiano.
Sia chiaro che nessuno vuole smantellare l’autonomia dello sport. Al contrario, l’obiettivo è salvarla. Perché un sistema che non garantisce un grado di giudizio terzo e indipendente, che non tutela appieno il diritto di difesa e che si arrocca su dinamiche opache, finisce inevitabilmente per autodistruggersi.
L’Osservatorio non vuole essere una commissione d’inchiesta passeggera, ma un punto di riferimento permanente, una casa per chiunque chieda un mondo sportivo dove il merito valga più delle tessere o delle appartenenze. Durante l’evento è stata inoltre presentata la nuova rivista “Sport e Giustizia”, uno strumento editoriale nato proprio per fare luce su legalità e buona governance.
Lo sport è la prima scuola di vita per milioni di ragazzi perché insegna a cadere, a rialzarsi e a rispettare l’avversario. Ma se crolla la fiducia nella giustizia, crolla l’idea stessa di merito. Da oggi, dal Senato, è partito il percorso per restituire lo sport a chi lo ama, a chi lo pratica e a chi ci crede, senza sconti per nessuno.
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