Controffensiva dell’Iran dopo i raid Usa: mercati in allarme
La diplomazia è schiacciata tra escalation e minacce incrociate. Intanto il petrolio corre
La nuova fase dello scontro tra Stati Uniti e Iran si manifesta con una serie di attacchi rivendicati da Teheran che segnano un salto di qualità nella risposta militare della Repubblica islamica. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno annunciato una serie di attacchi contro obiettivi militari statunitensi in Kuwait e Giordania, rivendicando danni significativi alle infrastrutture americane. Secondo l’agenzia Irna, un sistema radar di allerta precoce sarebbe stato “completamente distrutto” da un’azione con droni presso la base di Ali Al Salem, insieme a un magazzino di attrezzature aeronautiche e a un hangar contenente droni Mq‑9, “incendiati” durante l’operazione.
La risposta dell’Iran
La televisione di Stato iraniana ha inoltre diffuso un comunicato dei Pasdaran in cui si sostiene di aver colpito, con missili balistici, aerei da trasporto e da pattugliamento statunitensi all’aeroporto di Aqaba, in Giordania, provocando “gravi danni” a diversi velivoli. Un messaggio che conferma la volontà di rispondere con forza crescente alla pressione militare americana.
L’agenzia Tasnim ha riportato la notizia dell’esplosione di due petroliere nello Stretto di Hormuz, fermate mentre tentavano di attraversare una rotta definita “insicura e pericolosa”. Un episodio che aggiunge un ulteriore elemento di instabilità in una delle aree più sensibili per il traffico energetico mondiale.
La controffensiva americana
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato di aver condotto la nona notte consecutiva di attacchi contro obiettivi iraniani. Le operazioni, iniziate alle 19:00 ora locale, hanno preso di mira centri di comando, postazioni di difesa aerea, infrastrutture costiere, basi di lancio per missili e droni e reti di comunicazione. L’obiettivo dichiarato è “ridurre ulteriormente la capacità dell’Iran di attaccare navi commerciali e marittimi civili nello Stretto di Hormuz”.
Il presidente Donald Trump, rientrato a Washington dopo la finale dei Mondiali, ha ribadito che gli Usa stavano colpendo l’Iran “con grande durezza”, definendo i raid un tributo alla memoria degli americani uccisi. Ha aggiunto che i militari caduti stavano combattendo affinché Teheran “non possa dotarsi di un’arma nucleare”. Intanto, il bilancio umano in Iran continua a crescere. Il ministero della Salute di iraniano ha parlato di 57 morti e 517 feriti dall’inizio della nuova escalation.
Diplomazia in stallo, Israele in allerta
In questo clima, ogni tentativo di mediazione appare quasi impraticabile. Le cancellerie regionali e internazionali faticano a trovare margini di dialogo mentre la spirale di attacchi e controattacchi restringe lo spazio politico. La presenza di Israele aggiunge un ulteriore livello di complessità. Il comandante dell’Idf, Eyal Zamir, ha dichiarato che l’esercito “segue da vicino gli sviluppi in Iran” e mantiene “un alto livello di prontezza”. Le difese israeliane sono in allerta dopo il lancio verso la zona di Aqaba, e Zamir ha assicurato che Tel Aviv è pronta a “riprendere immediatamente i combattimenti” contro chiunque minacci la sicurezza nazionale.
La possibilità di un intervento diretto israeliano, qualora la crisi dovesse ulteriormente degenerare, rappresenta uno dei fattori più destabilizzanti dell’intero scenario.
Petrolio in impennata
La tensione militare si riflette immediatamente sui mercati energetici. Nelle contrattazioni asiatiche, il Brent per consegna a settembre è salito del 2,72% a 90,50 dollari al barile, mentre il Wti ha guadagnato il 2,39% attestandosi a 84,46 dollari. L’impennata è alimentata dai timori che un conflitto più ampio possa compromettere le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l’energia globale.
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