Le preferenze come argine all’astensionismo e alle obiezioni della consulta
Fino a settembre, quando al Senato si riaprirà sul serio la pratica della nuova legge elettorale, c’è ancora tempo. E proprio a questo non breve periodo, che coincide con la pausa estiva dei lavori parlamentari, si aggrappano le speranze di chi in maggioranza si oppone alle preferenze. Tanto più dopo che è stato raggiunto un nuovo accordo a seguito dello sgambetto tirato dai franchi tiratori alla Camera. Nei giorni appena successivi alla bocciatura dell’emendamento Bignami che ha mandato su tutte le furie Giorgia Meloni, da Lega e Forza Italia, dalle cui file è arrivato il maggior numero di voti ribelli, si è provato a gettare acqua sul fuoco.
Non però relegando quanto accaduto a un incidente sanabile nei successivi step della riforma elettorale, bensì insistendo sul fatto che le preferenze non rappresentano il cuore dell’impianto del nuovo sistema di voto. Un tentativo per chiudere definitivamente la questione e provare a evitare che il tema fosse riproposto al Senato. Come era però del tutto logico, non è andata così.
Legge elettorale, il nodo delle preferenze nelle mani di La Russa
Anzi, in vista della seconda lettura parlamentare, lo stesso presidente del Senato Ignazio La Russa ha evidenziato come ci fossero ancora chance per le preferenze. Tanto più che a Palazzo Madama è previsto il voto palese. Secondo quanto si apprende, proprio La Russa sarebbe stato tra i promotori di una mediazione per trovare una nuova intesa. Anche nella convinzione che senza le preferenze ci si esporrebbe a una bocciatura da parte della Corte costituzionale. Uno dei grimaldelli sarebbe stato l’impegno a garantire meglio la rappresentanza di genere.
Proprio questo specifico punto – almeno ufficialmente – sarebbe stato il motivo che ha armato le dita di franchi tiratori. Soprattutto tra le deputate di Forza Italia. Un gruppetto che, trincerandosi dietro la presunta – e probabilmente solo millantata – volontà di Marina Berlusconi, ha contribuito a sabotare la maggioranza a Montecitorio. E che una volta diffusa la voce di un nuovo accordo per introdurre le preferenze al Senato è tornato in stato di agitazione.
Forza Italia si arrende, il rischio astensionismo
Alla cena dei gruppi parlamentari azzurri di martedì, dove a regnare è stata una certa freddezza, erano tutte sedute allo stesso tavolo intente a confabulare, riferisce chi era presente. La sensazione però è che questa volta i margini per boicottare la modifica siano veramente stretti, anche perché si aprirebbe una crisi. Tajani, soffermandosi sull’esigenza di tenere unito il centrodestra, ne ha parlato sia con i senatori che con i deputati. E sebbene dopo le sue parole sia calato il gelo, in Forza Italia ci si è ormai rassegnati all’idea che la nuova legge elettorale prevederà le preferenze. Senza contare che, secondo molti osservatori, dare agli elettori la possibilità di scegliere il candidato per cui votare rappresenta anche un argine al dilagante astensionismo. Problema sul quale si è soffermato anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Cerimonia del Ventaglio al Quirinale.
Un fenomeno che “dovrebbe essere il punto di attenzione principale per tutte le parti politiche, al di sopra di qualsiasi altro aspetto”, ha detto il Capo dello Stato a proposito di uno dei punti toccati dal presidente dell’Associazione stampa parlamentare, Alfonso Raimo. Facendo oltretutto presente, dal momento che al voto manca ancora molto tempo, che le attuali “tensioni elettorali” appaiono “piuttosto intempestive” e che non dovrebbero sottrarre “attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini”.
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