Il flop dei rimpatri: Europa ostaggio della burocrazia
Un continente che fatica a gestire una popolazione di irregolari ormai strutturale. Un esercizio di stile su fogli di via che nessuno esegue.
Il flop dei rimpatri: l’ultimo volo charter è decollato venerdì scorso da Malpensa con 23 cittadini egiziani. Erano entrati illegalmente e risultavano condannati penalmente per reati anche gravi.
Il flop dei rimpatri
E’ la foto di un paradosso tutto europeo. Nonostante la retorica della fermezza, la macchina delle espulsioni resta un ingranaggio inceppato da farraginosità che trasformano i decreti in sterile produzione di carta.
I dati del primo trimestre 2026 in Italia sono spietati: a fronte di 4.900 ordini di allontanamento emessi, solo 1.900 persone hanno effettivamente lasciato il territorio. Un tasso di esecuzione che, proiettato su base annua, conferma una verità scomoda: otto provvedimenti su dieci restano lettera morta.
Il vero “collo di bottiglia”
Strutturale e giuridico. Prima, il collasso dei Cpr: con appena 700 posti realmente utilizzabili su 1.400 a causa di rivolte e danneggiamenti, senza spazio fisico per l’identificazione.
Poi, il peso di una giustizia oberata: l’obbligo di convalida entro 48 ore e l’infinito intreccio di ricorsi sui “Paesi sicuri” portano sistematicamente alla scarcerazione per decorrenza dei termini prima ancora che il volo venga organizzato.
La Francia, Paese che emette più ordini di allontanamento nell’Ue (oltre 30mila in un solo trimestre), ne esegue solo il 13,7%.
La Germania segna performance migliori (29,7%), ma poi il dato aggregato europeo descrive un continente che fatica a gestire una popolazione di irregolari ormai strutturale. Un esercizio di stile su fogli di via che nessuno esegue.
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