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Si Safe chi può: la guerra delle risoluzioni

Il Pd si spacca, Conte gongola. Il revival del cappio dei vannacciani: tutti i numeri di Giorgetti su energia e Difesa

di Giovanni Vasso -


Si Safe chi può: la guerra delle risoluzioni. Sarà un’estate lunga. E, fino alle elezioni del prossimo anno, sarà una stagione lunghissima. In aula tocca al ministro Giancarlo Giorgetti, che non è proprio il primo sostenitore del Safe e degli investimenti tout court nella Difesa, fare il punto della situazione. Ma è tutto attorno a lui, proprio mentre ribadisce alla Camera l’intenzione del governo di puntare (molto di più) sull’energia piuttosto che sulla Difesa, che esplode la battaglia. Anzi la guerra delle risoluzioni. Il capo del Mef ha messo subito in chiaro le cose.

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Il Safe di Giorgetti: la guerra delle risoluzioni

L’Italia, e lo stesso Giorgetti, possono rivendicare come un successo l’aver portato avanti a Bruxelles “in modo non pasticciato né confuso” la discussione sull’allargamento all’energia per la clausola di salvaguardia. La strategia del ministro è tracciata: il governo userà lo 0,6% del Pil la flessibilità concessa dall’Ue sull’energia (in pratica il massimo possibile pari a 14 miliardi nel triennio) mentre riserverà agli investimenti per la Sicurezza “solo” lo 0,9%. Giorgetti sa, fin troppo bene, che il tema è ostico anzi, “impopolare”. Anche perché il dibattito politico è stato trasferito, ormai da mesi, su posizioni autoescludenti. O armi o bollette. Ma, per il ministro, non è perfettamente così.

“La sicurezza non si fa solo con le armi”

La Sicurezza, per dire, si fa (soprattutto) con altre strategie. A cominciare da quella economica. E l’Italia, che s’è liberata – dice Giorgetti – delle forniture russe più e meglio dei partner Ue sta dando un colpo a Mosca decisivo. E l’Ue, di tutto ciò, non può disinteressarsi. Il tema del riarmo, anzi del Safe, è centrale e non solo per le armi. Perché, ha riferito il titolare del Mef, il punto è quello di “promuovere progetti di sistemi di difesa comuni”. In pratica, di gettare le basi per un comparto industriale della Difesa più integrato in chiave europea. E pure su questo, l’Italia è ben posizionata dato che si è “avviato dei progetti di difesa comuni e questo ha fatto generare una sorta di obbligazione, prima che giuridica morale, a cui ciascun paese con grande responsabilità deve rispondere per essere rispettato, come l’Italia è rispettata in questo momento in Europa”.

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Psicodramma Pd

C’è, poi, un’altra questione. Giorgetti fa riferimento alla Costituzione e all’articolo 54 e al concetto “sacro” di difesa della Patria. E a Elly Schlein non avrà fatto granché piacere sentirsi fare la lezione sul libro “più bello del mondo”. Anche perché aveva scelto di deludere, ancora una volta, i moderati dem e di abbracciare la risoluzione pacifista presentata a nome dell’intero campo largo. Da Giuseppe Conte. Che, come il bomber che fa doppietta e s’intesta il successo trincerandosi dietro i meriti della “squadra”, si presenta ai ai giornalisti ansiosi di sapere chi avesse vinto nel campo largo, affermando che “questa non è una gara”. Quasi nessuno, nel frattempo, s’è accorto del tentativo di Fratoianni di intestarsi l’iniziativa. Elly aveva ben altro a cui pensare. E, per un momento, la sua buona stelletta le ha sorriso. La risoluzione non s’è votata. Psicodramma evitato. Sì, citando l’indimenticabile refrain veltroniano, ma anche no.

La furia dei riformisti contro l’Elly contiana

Già, perché i riformisti hanno scelto di dare un segnale pesante alla leadership del Nazareno e hanno sostenuto, dopo essersi astenuti su quella di Azione, la mozione presentata da Italia Viva e +Europa. Che, va da sé, avrebbe voluto un impegno ancora più solido e dirompente in tema di difesa e su Safe. Lorenzo Guerini, già inferocito per aver saputo solo dalle agenzie il testo della mozione “unitaria” del campo largo (senza i riformisti, evidentemente) ha sganciato, dal Transatlantico, un siluro a propulsione ironica da far tremare i vetri: “Avevamo ragione a considerarla invotabile…”. Boom. La risoluzione dei centristi, comunque, non è passata. Così come non passa la rabbia dei riformisti dem.

Il cappio del Generale

Un’altra mozione, però, era stata presentata da Futuro Nazionale. Più che il documento, a calamitare l’attenzione sul relatore Ziello è stato il cappio che ha sventolato in Aula. Una citazione del Senatùr con un preciso obiettivo politico: il Carroccio. La Lega, da parte sua, ha dovuto chiedere al ministro Giorgetti di accomodare un po’ la risoluzione in modo tale da evitare di dar spago alle polemiche dei feroci vannacciani. “Adesso sono tutti contenti”, ha detto serafico il capo del Mef dopo l’approvazione della risoluzione del centrodestra con 181 voti favorevoli, 126 contrari e 12 astenuti. Le risoluzioni e il Safe, però, continueranno a far discutere. Eccome.


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