L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Il Campo largo e il rompicapo di una leadership che non c’è

di Alessandro Scipioni -

I leader del campo largo ( da destra) Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein e Nicola Fratoianni con il presidente della Campania Roberto Fico , in piazza del Gesù a Napoli l' 8 luglio alla prima manifestazione nazionale della coalizione


​Il Campo Largo assume sempre più le fattezze di una torre di Babele. Il linguaggio che unisce tutti gli attori non è stato ancora inventato. Mentre si consumano le manovre d’agosto, la ricerca di un candidato premier capace di impensierire la premier Meloni si è trasformata in un esercizio di funambolismo politico, sospeso tra veti incrociati e tatticismi di bassa lega.

​Al centro di questa commedia si agita il caso di Silvia Salis. La sindaca di Genova, spesso invocata dai riformisti come la salvatrice della patria, è il classico specchietto per le allodole. Una figura che ha vinto a Genova senza margini entusiasmanti e la cui amministrazione non ha fin qui regalato i fuochi d’artificio che molti si aspettavano.

Eppure, la sua ipotetica candidatura viene invocata come la panacea di tutti i mali dell’Italia. I riformisti sanno bene che i loro frontmen naturali sono destinati a una sconfitta sonora, indecorosa. A rivendicare percentuali umilianti. Qualche furbacchione del mazzo, ben conscio dell’andazzo, si guarda bene dal gettarsi nella mischia per un suicidio annunciato, preferendo usare la Salis come un taxi per traghettare le proprie ambizioni verso un approdo meno rovinoso.

​Nel duello tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein, la posta in gioco è altrettanto spietata. Conte spinge per il turno unico. Una mossa che il Movimento Cinque Stelle gioca con la consapevolezza che, in un campo frammentato, la segretaria del Pd rischierebbe grosso.

Ballottaggio, veti e l’ombra di Renzi: il Campo largo a rischio implosione

La Schlein, nell’immaginario collettivo dell’italiano medio, appare come l’antitesi dell’empatia, un profilo distante dai valori tradizionali della società, che fatica ad entrare in sintonia con i problemi, le preoccupazioni e le ambizioni della gente comune, rendendo la sua corsa un azzardo già perdente sulla carta.

Tuttavia, l’ipotesi del ballottaggio resta l’incubo di Conte. In quel caso, con il Partito Democratico costretto a stringersi attorno alla sua segretaria per evitare la definitiva implosione delle correnti, in una guerra fratricida che polverizzerebbe ciò che resta della ditta, il professore non sarebbe più il favorito.

​Se Atene piange, Sparta non ride. Se il centrodestra, pur tra le sue tensioni, può contare su una leadership solida e consolidata, il centrosinistra è costretto a continui e complessi equilibrismi. La sinistra vede all’orizzonte una prospettiva estremamente complessa.

Ammesso che il Campo Largo trovi un nome, resta il problema dei problemi. Scrivere un programma comune e condiviso!

Tenere insieme anime così distanti, con l’ombra ingombrante e imprevedibile di Matteo Renzi che aleggia su un contesto già instabile di sé, sembra un’impresa degna di Sisifo. Il Campo largo rischia di finire schiacciato non tanto dagli avversari, quanto dall’impossibilità intrinseca di trovare un terreno comune dove la visione del futuro non si sgretoli al primo banco di prova.

LEGGI TUTTE LE NEWS DI POLITICA


Torna alle notizie in home