La saga di Ranucci e Report: la “stanza degli errori”
Aumenta il numero di media e personaggi di sinistra che prendono netta distanza dal conduttore e dalla sua "creatura Rai"
La saga di Sigfrido Ranucci e di Report continua. E, per come la pensiamo noi, nel peggior modo possibile.
La saga di Ranucci e Report
Ma la saga continua pure acuendo da un lato la moltiplicazione del “disco rotto” di quanti, nella politica e nel mondo dell’informazione, ripetono una litania vittimistica su Ranucci e sulla trasmissione dalla quale è stato esautorato dalla Rai.
Dall’altro, tirando una riga sempre più netta – ad opera di personaggi, media e realtà che certo non sono di destra, anzi sono dichiaratamente di sinistra o “progressisti” – nei confronti di Ranucci e di quella che si ostina – legittimamente – a considerare la sua creatura.
Il “disco rotto”
Con convinzione ostinata lo mette sul grammofono il Fatto Quotidiano. Con imbarazzo prova a imitarne il refrain il preteso “campo largo”. Perché il più nominato, contro i cattivi della maggioranza di centrodestra – è per la politica Report piuttosto che Sigfrido Ranucci.
La “figurina” da sbandierare è questo “giornalismo d’inchiesta” del quale probabilmente si continua a sapere poco. Una “bandiera” d’occasione che serve solo ad attaccare la maggioranza. Come lo sono ogni giorno, sempre in rincorsa, la difesa Ue piuttosto che il caro carburanti.
Stavolta, una maggioranza in carica bersagliata per il tramite di quella Rai ove sono cresciuti e pasciuti, nel corso di decenni, giornalisti e dirigenti ogni volta marcati dal bollino di partito. Cautelativamente irregimentati guardando sempre al manuale Cencelli e al sacrosanto rispetto dei partiti di opposizione. E ogni volta, ad ogni cambio di governo, rimessi su un un indecente “mercato delle vacche”, indirizzandoli a cambiare bandiera.
Emblematico, l’epoca dello shock politico del successo elettorale dei 5Stelle, quando finanche Dagospia faticava a tenere il conto dei passaggi di casacca in Rai.
La “distanza” da Ranucci e da questo Report
L’hanno cominciata prendere, lentamente, ma in maniera sempre più esplicita, media e personaggi che certo non sono di destra. O che hanno alimentato, con le vicende di questi giorni, il coraggio di raccontare il metodo Report e la “stanza degli errori” che è diventata nel tempo.
Ha fatto scalpore l’intemerata di Vauro Senesi, vignettista comunista del Fatto Quotidiano, contro Ranucci e Report. Oggi, su Repubblica, anche Annalisa Cuzzocrea riconosce la necessità di un cambio di passo della trasmissione, trascurando nettamente il vittimismo di Ranucci.
Sui social, non più isolate le voci di chi racconta sulla propria pelle il “metodo Report”. Come quella di una dottoressa di Modena che vide in Report stravolta la sua vicenda giudiziaria e, quando questa si concluse con la sua piena assoluzione, trascorse mesi a chiederne conto e ricevendone poi solo due righe sui social, non nella potenza del tubo catodico che aveva generato quell’esempio di “giornalismo d’inchiesta”.
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