Caffè sospeso tra rincari e speculazione
Tra rincari e speculazione internazionale: quanto ci costa l'espresso al bar
Altro che caffè sospeso. Sì, lo sappiamo. Non c’è niente di più italiano di una buona tazzina di caffè presa al bar. È il gesto di amicizia per eccellenza, l’occasione per ricavarsi, insieme, una pausa e un momento di condivisione. Epperò l’espresso preso al banco costa sempre più caro. Non meno di 1,30 euro secondo i dati (medi) del Centro di formazione e ricerca sui consumi che ha condotto un’inchiesta sulla più italiana delle abitudini insieme ad Assoutenti. I numeri inchiodano anche il caffè al bar all’andazzo rialzista. Siamo ben oltre la pur folle corsa dell’inflazione.
Caffè sospeso tra rincari e stangate
Stando ai dati, infatti, una tazzina costa, secondo le cifre ufficiali pubblicate dal Ministero per le imprese e il Made in Italy, 1,29 euro. Si tratta di una media, di una statistica. E non c’è mica bisogno di scomodare, ogni volta, il genio di Trilussa per capire che è solo un’asticella, un ago che oscilla tra l’euro e mezzo (abbondante) che si deve scucire a Bolzano (1,51 a tazzina) e l’euro e sei centesimi che si pagano a Messina. In mezzo c’è praticamente di tutto. Ma ciò che appare più interessante, però, è il trend. Quello medio, statistico e dunque indicativo, riferisce che il costo del caffè al bar è aumentato di ben 25 centesimi rispetto a soli cinque anni fa. Sembra una vita fa, ricordate? Eravamo appena usciti dai lockdown, si girava in mascherina e green pass. Allora l’espresso costava 1,04 euro. L’aumento è quasi del 25%, per la precisione è del 24 per cento.
Dove la tazzina è rincarata di più
Ma considerando i casi singoli, la stangata più pesante l’hanno subita i pescaresi. Il capoluogo abruzzese è al secondo posto per costo in termini assoluti (si paga 1,49 euro in media) e al primo per trend al rialzo: +49 per cento. Segue Parma, con un aumento del 41% poi altre due città del Sud: Bari (+39,5%) e pure Napoli (+37,8%). Ecco, il caso del capoluogo campano è emblematico. È diventata una meta turistica d’altissimo livello. Tutto il mondo si mette in fila per degustarne le delizie. Il marketing fa il resto e riesce a trovare il modo di rendere caposaldi del low cost, come la pizza e, appunto, il caffè delle “esperienze” da vendere a prezzi più alti. L’inflazione, dunque, vale ma fino a un certo punto. La retorica pure: altro che caffè sospeso.
L’azione della speculazione
Certo, non è tutto oro quel che fa lievitare i listini dei bar. Il marketing giustifica rialzi e cerca, in determinati casi, di addurre ragioni ad aumenti le cui cause andrebbero ricercate altrove. Almeno è così per Cristina Scocchia, amministratrice delegata di Illycaffé. Che, dal palco del Meeting di Rimini, ha spiegato che è vero, il costo della tazzina di caffè è salito del 24% ma bisogna pur notare che, sui mercati internazionali (aridaje, sempre loro), “il costo del caffè Arabica è cresciuto dell’80 per cento, passando da circa 170 centesimi di dollaro per libbra nel 2021 a circa 305 centesimi nei primi mesi del 2026”. Per Scocchia, “questo dimostra quanto le tensioni che hanno interessato la filiera del caffè negli ultimi anni siano state profonde e prolungate”. E col terremoto che ha sconvolto la Colombia, la speculazione internazionale potrebbe imporre un’ulteriore stangata e rendere la colazione al bar, definitivamente, uno sfizio da ricchi. A maggio scorso, secondo i numeri Fipe, i prezzi riguardanti gelati e pasticceria sono saliti del 4 per cento.
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