Medio Oriente: Hegseth proroga truppe Usa e snobba i generali
Nessun disimpegno, nessuna ritirata strategica: il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha firmato la proroga del dispiegamento delle truppe e degli assetti navali e aerei americani in Medio Oriente estendendo la presenza nell’area fino al 2027.
La strategia Usa
Una mossa rivelata dalle principali agenzie e testate d’oltreoceano, a partire dal Wall Street Journal, che certifica il radicamento dell’impegno bellico e logistico nell’intera regione centro-orientale a fronte delle incessanti tensioni con l’Iran.
La decisione, nel mezzo di una spaccatura senza precedenti tra il capo del Pentagono e i vertici delle forze armate. Secondo le indiscrezioni trapelate dagli ambienti della Difesa, almeno quattro ammiragli e generali a quattro stelle avrebbero opposto un formale “non-concur” — il rifiuto di avvallare la misura — denunciando il rischio concreto di un logoramento strutturale degli uomini e dei mezzi della Marina e dell’Esercito.
Tra le obiezioni sollevate, l’impossibilità di sostenere il ritmo operativo senza una data di termine definita e con oltre 50.000 militari e molteplici gruppi d’attacco portaerei bloccati nello scacchiere.
L’ok di Trump
Di fronte al dissenso dei gradi più alti, Hegseth ha tirato dritto con l’imprimatur della Casa Bianca. Dalla portavoce del Pentagono , le obiezioni dei generali liquidate come attacchi strumentali e fughe di notizie illegali. Riaffermata la linea della “massima letalità” ideologica e strategica promossa dalla nuova amministrazione.
Con la firma dell’ordine di prolungamento, gli Stati Uniti congelano qualsiasi ipotesi di de-escalation o ricalibratura a breve termine. Il costo economico e politico dell’operazione continua a salire, mentre la distanza tra le decisioni della politica e gli allarmi dei tecnici in divisa trasforma il Pentagono nel teatro di uno scontro d’autorità mai così aspro.
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