Trump apre il canale con Putin, l’Europa resta alla finestra
Gli emissari del tycoon discutono “piani concreti” con il Cremlino. Sullo sfondo, la faida tra SBU e GUR in Ucraina
La diplomazia si muove altrove, non in Europa. Mentre Bruxelles continua a rifugiarsi nella retorica degli “attacchi ibridi” e nel mantra dell’emergenza permanente, gli emissari di Donald Trump hanno discusso a Mosca “piani concreti” per i prossimi passi verso una possibile fine della guerra in Ucraina. A confermarlo è la Casa Bianca, che parla di colloqui sostanziali tra Steve Witkoff, Jared Kushner e il capo del Cremlino Vladimir Putin, preludio, assicurano, ad annunci nelle prossime settimane.
La presenza nella delegazione americana di Gene Lange, responsabile ad interim per le sanzioni del Tesoro, indica che anche il dossier più sensibile, l’alleggerimento delle misure punitive contro la Federazione russa, è entrato nel perimetro delle discussioni. Un segnale che stride con le dichiarazioni ufficiali del segretario al Tesoro Scott Bessent, secondo cui nessuna concessione sarà possibile finché il Paese di Putin non porrà fine alle ostilità. Ma la diplomazia reale, quella che si muove lontano dai comunicati, sembra aver imboccato un’altra strada.
Mosca rilancia: possibile vertice trilaterale con Xi e Trump
La Russia non esclude un vertice trilaterale con Xi Jinping e Trump. L’ipotesi, evocata dal viceministro Sergei Ryabkov e discussa tra Putin e Xi, sarebbe un salto di scala nella gestione del conflitto. Un formato mai sperimentato, che ridisegnerebbe gli equilibri globali e marginalizzerebbe ulteriormente l’Europa, già incapace di incidere.
Bruxelles, invece di interrogarsi sulle conseguenze di questa esclusione, preferisce alimentare la narrativa degli attacchi ibridi, costruendo un clima di assedio utile a giustificare il riarmo e a frenare l’ascesa dei partiti che contestano l’escalation con la Russia. Una strategia che sostituisce la diplomazia con la paura, e che rivela l’assenza di una visione autonoma.
Droni ucraini in Russia, 886 attacchi russi su Zaporizhzhia
Sul terreno, la guerra non conosce tregua. Droni ucraini hanno colpito una raffineria a Ryazan e la regione di Rostov, mentre Mosca ha condotto 886 attacchi in 24 ore contro 54 località della regione di Zaporizhzhia.
La tregua limitata concordata per la missione degli inviati americani riguarda solo le capitali. Altrove, la spirale di violenza prosegue senza interruzioni. A Rostov sul Don sono stati danneggiati edifici residenziali, un bambino è stato ricoverato, e le esplosioni hanno colpito anche Bataysk. In Ucraina, gli attacchi russi hanno provocato almeno un morto e 25 feriti. Secondo il ministero della Difesa russo, nelle ultime 12 ore i sistemi di difesa aerea hanno intercettato complessivamente 258 velivoli senza pilota sopra diverse regioni russe, oltre che sul Mar Nero, sul Mar d’Azov e sulla Crimea.
Faida tra SBU e GUR, scontri a fuoco nel centro di Kiev
Ma la vera faglia si apre dentro l’Ucraina. Kiev è attraversata da una guerra intestina tra i due principali servizi di sicurezza, SBU e GUR, degenerata in uno scontro a fuoco nel centro della capitale. Le radici della faida affondano nel 2022, quando l’SBU uccise Denys Kireev, agente del GUR e negoziatore con la Russia.
Oggi la contesa coinvolge la Procura Generale, schierata con l’SBU, e le agenzie anticorruzione NABU e SAP, sostenute politicamente e finanziariamente da Washington. Gli arresti di alti funzionari, tra cui il governatore di Odessa Oleg Kiper, colpiscono direttamente la rete di potere e finanziamenti illeciti che sostiene la cerchia presidenziale.
Una lotta per procura: Stati Uniti contro Europa
La faida è ormai una guerra per procura. Da un lato gli Stati Uniti, che puntano sulle strutture anticorruzione; dall’altro Londra e Bruxelles, che continuano a sostenere Zelensky nonostante il caos istituzionale e la deriva autoritaria.
La Ue, incapace di elaborare una strategia diplomatica, preferisce ignorare la disgregazione interna alla struttura di vertice dell’Ucraina e continua a riversare fondi nel sistema di potere presidenziale, come se la stabilità del Paese fosse garantita per decreto. Una scelta che rivela la fragilità della postura europea. Nessuna iniziativa, nessuna mediazione, solo la gestione politica della paura
Leggi tutte le news di Esteri
Torna alle notizie in home