Bologna, rapito, picchiato e minacciato con un machete
Giovane operaio rapito e torturato, follia legata a un presunto debito per droga
@ANSAfoto
A Bologna un operaio di 23 anni è stato rapito, trascinato in un casolare isolato e picchiato con un machete da un gruppo di giovani che, secondo gli investigatori, volevano riscuotere un presunto debito legato alla droga. Una vicenda che mostra ancora una volta la deriva brutale di una violenza giovanile sempre più fuori controllo.
La scomparsa e il messaggio disperato
La sera del 1° settembre, la fidanzata e un amico non riescono più a contattare il ragazzo. Dopo ore di silenzio, arriva un messaggio, il 23enne dice di essere stato rapito, costretto a salire su un mezzo e portato in mezzo ai boschi. Racconta di essere legato ai polsi e sorvegliato da più persone. Le comunicazioni avvengono tramite app criptate, segno di un contesto già noto alle forze dell’ordine.
Le violenze nel casolare
Il giovane viene picchiato, immobilizzato con fascette e derubato di 600 euro. Una violenza gratuita, feroce, che lascia una prognosi di circa 30 giorni. La scena descritta dal ragazzo è quella di un vero sequestro punitivo, con modalità che ricordano ambienti criminali ormai radicati anche tra i più giovani.
Il movente e il ricatto
Secondo gli investigatori, tutto nasce da un debito di 16.000 euro legato allo spaccio di droga. I sequestratori pretendono un riscatto di 26.000 euro e addirittura un chilo di hashish, da consegnare in uno zaino lasciato in aperta campagna. Una richiesta che conferma la natura del gruppo, giovani che agiscono con una spavalderia criminale inquietante.
Il blitz e gli arresti
La Squadra Mobile organizza un intervento mirato nel punto indicato per la consegna. Il 23enne viene trovato in auto con uno dei rapitori, che viene arrestato immediatamente. Gli altri due vengono individuati nelle ore successive. In manette finiscono un 23enne moldavo, un 20enne italiano e un minorenne italiano.
Un segnale allarmante
Il casolare usato per il sequestro era vuoto e in ristrutturazione, perfetto per nascondere un ostaggio. La Procura ordinaria e quella minorile stanno ricostruendo ogni dettaglio, convinte che il caso sia parte di un sistema criminale giovanile che non può più essere ignorato. Una storia che lascia Bologna indignata e che riporta al centro il tema delle baby gang, della criminalità giovanile e della facilità con cui ragazzi sempre più giovani scelgono la strada della violenza.
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