Quattro paraplegici tornano a camminare: il passo si comanda con un movimento della schiena
Milano – Alzarsi dalla sedia a rotelle, reggersi in piedi e percorrere un corridoio con un deambulatore. Per quattro persone con una lesione del midollo spinale ritenuta completa era un traguardo fuori portata da anni. Oggi lo hanno raggiunto grazie a uno studio tutto italiano, pubblicato sulla rivista Med del gruppo Cell Press e firmato dai medici e dai ricercatori del laboratorio Mine (Modular Implantable Neuroprostheses), nato dall’intesa tra l’Università Vita-Salute San Raffaele, l’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
A coordinare il lavoro sono stati il neurochirurgo Pietro Mortini, direttore dell’Unità di Neurochirurgia e Radiochirurgia Gamma Knife del San Raffaele, e il bioingegnere Silvestro Micera, docente al Sant’Anna.
Alzarsi dalla sedia a rotelle
I quattro volontari convivono con una lesione toracica cronica, classificata come funzionalmente completa: nessuno di loro era in grado di contrarre di propria volontà i muscoli delle gambe, e nessuno ha recuperato questa capacità nel corso della sperimentazione. Il movimento degli arti inferiori, precisano gli autori, è interamente prodotto dalla stimolazione elettrica. Eppure, al termine di un ciclo riabilitativo durato mesi, tutti sono riusciti a mantenere la stazione eretta e a camminare con il solo appoggio di un deambulatore, senza il sostegno dei fisioterapisti né imbragature che alleggerissero il peso del corpo.
Chi ha risposto meglio ha superato i 130 metri senza interrompersi e ha affrontato salite e terreni sconnessi. Non sono emersi effetti indesiderati legati a disfunzioni del sistema nervoso autonomo.
Come funziona?
La novità non sta solo nel dispositivo, ma anche nel modo di usarlo. Il gruppo ha impiantato nello spazio epidurale un generatore di impulsi già in commercio, simile a un pacemaker, collegato a 32 elettrodi: lo stesso apparecchio adoperato dal team in una precedente esperienza. La stimolazione elettrica epidurale è da anni una delle strade più battute per recuperare qualche funzione motoria dopo un trauma spinale, e il gruppo milanese l’aveva già applicata con successo nel 2025 su un trentatreenne con una lesione fra le vertebre T11 e T12 estesa al cono midollare.
Fino a oggi le sperimentazioni più avanzate nel settore hanno puntato su interfacce cervello-midollo, sensori esterni e algoritmi capaci di interpretare l’attività neurale. Qui, invece, il comando arriva dal corpo del paziente. I ricercatori hanno osservato che, modificando l’intensità della corrente effettivamente percepita dalle strutture nervose, la risposta delle gambe cambia: a un livello il ginocchio si estende e sostiene il peso, a un altro anca, ginocchio e caviglia si flettono in modo coordinato e la gamba avanza. Il passaggio da una fase all’altra viene attivato dalla persona con un gesto minimo che le è rimasto disponibile: un’estensione del busto di circa nove gradi.
Quel piccolo spostamento modula, in questo modo, la stimolazione e innesca il passo, senza bisogno di chip cerebrali o di computer che possano decodificare i pensieri.
Il percorso e le prospettive
Dopo l’intervento, i partecipanti hanno seguito un allenamento quotidiano e graduale con i fisioterapisti, partendo dal controllo del tronco e dall’attivazione delle gambe sotto stimolazione, per passare alla posizione eretta, al trasferimento del peso e infine al cammino. Il neurostimolatore, secondo i ricercatori, potrà essere utilizzato dai pazienti senza limiti di tempo.
La ricerca è stata sostenuta dall’Università Vita-Salute San Raffaele, da Boston Scientific, dalla Fondazione Cariplo, dalla Fondazione Bertarelli, dal programma NextGenerationEU e dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Il vantaggio, sottolineano gli autori, è la semplicità: un approccio che non richiede componenti sperimentali costruiti su misura e che, proprio per questo, potrebbe arrivare più in fretta al letto del paziente. È importante sottolineare i limiti di uno studio su quattro persone, che dovrà essere confermato su gruppi più ampi, in tempi ancora non definiti. L’uso della tecnologia già disponibile deve sarà messa sfruttare ciò che il corpo sa ancora fare, per restituire un po’ di autonomia a chi l’aveva perduta.
PER TUTTE LE ALTRE NEWS DI ATTUALITA’
Torna alle notizie in home