L’energia della pace: una lezione per il futuro dell’Italia
Pichetto è sicuro: "Entro mercoledì sarà approvato il ddl Nucleare", la quota nel mix e cosa serve al Paese per costruirsi un futuro solido
L’energia della pace. È finita la sbornia post ‘89. Ricordate? Ci abbiamo creduto tutti, chi più e chi meno, che davvero con la caduta del Muro di Berlino fosse pure finita la storia. Anzi, la Storia. Solo che la realtà, che ha la testa più dura di ogni ideologia, ha presentato il conto. Viviamo in un mondo crudele, Fukuyama aveva torto e Hobbes torna ad avere ragione. L’Europa, che ha creduto al primo provando a esorcizzare il secondo, si ritrova al punto di partenza nell’eterno gioco dell’oca della geo-economia. Tutto questo preambolo per dire che la pace, che è davvero il bene supremo da cui discendono tutti gli altri beni, ha un prezzo. Il primo è quello di imporci studio e umiltà. Si deve imparare dagli errori, non ricaderci più. Perché sennò ci si fa davvero male. Così come accade, oggi, sull’energia.
L’energia della pace
Presa su due fronti, dal Dombass a Hormuz, l’Europa si ritrova appesa alle quotazioni di gas e petrolio. Un po’ come se fosse un destino, cinico e baro. E non la conseguenza di una strategia, quella del green, che sta portando il Vecchio Continente dritto sul baratro della deindustrializzazione. Le energie rinnovabili funzionano. Nessuno lo mette in dubbio. Chi lo fa, anzi, nega la realtà. Il guaio è che, oltre ad aver perso il treno della produzione, e pensare che sul fotovoltaico noi europei eravamo leader nel mondo, da sole non bastano a garantire tanta energia quanta ne serve per far girare un Paese. Così come non ci riescono nemmeno le sole fonti fossili. Adesso, coi datacenter e la digitalizzazione che spinge, più che mai. C’è bisogno di trovare una soluzione. Magari in casa, come ha detto nel discorso sullo stato dell’Unione la presidente Ursula von der Leyen. C’è bisogno del nucleare.
Serve (anche) il nucleare
Che, come ha detto di recente il ministro all’Ambiente e Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, dovrà fornire una quota tra “il 10 e il 20 per cento” del mix energetico italiano. Diciamolo subito: non se ne parlerà prima del 2033. “Ben che vada”, ha spiegato il capo del Mase. Che ha posto anche un altro problema, per nulla secondario. Ha spiegato che per contare sulla produzione garantita da “reattori da 10-15-20 megawatt”, “con fotovoltaico devo usare tre campi di calcio”. È il tema del consumo di suolo, che sarà sempre più stringente da qui ai prossimi anni. Le polemiche sull’eolico, che iniziano a contagiare pure il fotovoltaico, lo hanno già dimostrato. Ma bisogna fare presto. La pace non aspetta e l’energia è la lezione necessaria che l’Europa (e pure l’Italia) bisogna imparare. Domani, al Senato, arriva il ddl Nucleare. Per il ministro Pichetto è ragionevole credere che “entro mercoledì dovrebbe essere licenziato”. Fatto che farebbe partire tutti i decreti attuativi da qui entro la fine dell’anno.
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Quanto ci costa la guerra
Quello dell’energia rimane, come sottolineato pure dal ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti, il “problema numero uno” dell’Italia. Ha portato la questione in Europa, all’Ecofin. Dove ha deplorato la scelta di aumentare i tassi. Intanto aspetta l’Istat. Il verdetto è vicino: domani l’Istituto di statistica dovrebbe sciogliere ogni riserva e comunicare i numeri sulla tenuta dei conti italiani. Se il rapporto deficit/Pil sarà calato al 3%, per il Mef si apre una fase nuova che porterà l’Italia fuori dal Patto di Stabilità e dai relativi rigori. Ma c’è sempre la flessibilità.
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