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Economia

Quanto ci costa (e cos’è) la discriminazione dell’Iban

La mobilitazione di Altroconsumo ha raccolto più di 1.200 firme e cento segnalazioni

di Giovanni Vasso -


Quale è il colmo per l’Unione europea? Semplice: puoi muoverti da Lisbona a Vilnius liberamente (crisi permettendo), poi scegliere di mollare il lavoro a Roma per accettarne uno a Parigi ma non puoi farti pagare, o pagare, utilizzando l’Iban del tuo Paese. I muri son crollati, le frontiere si sono aperte ma quando si parla di soldi (e di banche) ci sono ancora tante, troppe, barriere. Che pesano, eccome, sull’Europa e sulla vita dei suoi cittadini.

Che cos’è la discriminazione dell’Iban

Non è solo un tema “alto”, non si tratta di un argomento riservato agli economisti che analizzano il tempo presente e chiedono di unire, davvero, i mercati finanziari così come lo si è fatto per tante altre cose. È una vicenda che impatta sulla vita dei cittadini. Perché, oltre a essere un intollerabile paradosso, il fatto di avere un Iban dell’area Sepa (acronimo che sta per Single euro payments area) e non riuscire a “utilizzarlo” (magari anche solo per pagare le bollette o per ottenere l’accredito della pensione) perché il conto è custodito in un altro Paese per quanto anch’esso membro della stessa Unione europea diventa un ostacolo alla vita quotidiana di tanti, una discriminazione che porta alla necessità di aprire, per forza, altri conti. E quindi a un balzello.

La mobilitazione di Altroconsumo

Contro la discriminazione dell’Iban si è scagliata Altroconsumo. Già a febbraio scorso aveva avviato un’importante iniziativa finalizzata proprio a rendere realtà concreta (e applicata) il dettato dell’articolo 9 del Regolamento 260 del 2012. Norma, questa, che stabilisce che chi accetta bonifici o riceve fondi tramite addebito diretto o altri pagamenti non può discriminare un conto in base al Paese in cui è situato. Lo sforzo dell’organizzazione ha portato a una petizione che ha raccolto 1.200 firme e più di un centinaio di segnalazioni di discriminazioni dell’Iban. Di questo, e di molto altro, si è parlato alla Camera dei Deputati il 15 settembre scorso. Dove si è tenuto il convegno “Stop alla discriminazione dell’Iban: un diritto europeo da far rispettare” promosso proprio da Altroconsumo insieme a Satispay.

Oltre 1.200 firme

E a cui sono intervenuti l’onorevole Giulio Centemero, membro della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati, Francesca Squillante, Responsabile della Direzione Credito, Assicurazioni, Poste, Servizi, Turismo e Sport dell’Antitrust, Francesca Provini, Titolare della Divisione Strumenti e servizi di pagamento al dettaglio di Banca d’Italia, Alberto Dalmasso, Founder e CEO di Satispay e Federico Cavallo (Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo). “Non si tratta di episodi isolati, ma di una criticità sistemica che rischia di limitare la concorrenza nel mercato dei pagamenti”, ha affermato Federico Cavallo.

Difendere la libertà dei cittadini

Che ha aggiunto: “La libertà di scegliere il proprio conto è un diritto garantito dalle norme europee, ma ancora oggi viene ostacolato da procedure obsolete e da sistemi informatici che non dialogano con il mercato unico dei pagamenti”. Ecco. Gli ha fatto eco Alberto Dalmasso, founder e Cce Satispay: “L’Erasmus ha permesso a due generazioni di sentirsi a casa ovunque nel continente, eppure l’Iban Discrimination viola tre delle quattro libertà fondamentali dei trattati comunitari, tra cui quella di muoversi e stabilirsi liberamente in Europa”. E ancora: “In un Paese e in un mercato che necessitano di educazione al risparmio, alla previdenza e all’investimento, dobbiamo offrire alle imprese e ai cittadini gli strumenti per la libera circolazione delle persone e del proprio denaro, e non possiamo accettare che sia un prefisso nazionale a bloccare un semplice bonifico”.


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