Rincari choc a settembre: è il prezzo di due guerre. Urso chiama Bruxelles
L’energia dell’inflazione: a settembre è salita al 4,2%. I dati (provvisori) dell’Istat gelano il Paese. Anzi, lo inchiodano alla realtà. Ma è, appunto, sul concetto di realtà che bisognerebbe fare un po’ di chiarezza. La politica, purtroppo, si limita, per ragioni di grancassa elettorale, a constatare l’ovvio. Come fa Elly Schlein secondo cui “l’inflazione è al massimo da tre anni a questa parte e si sta mangiando gli stipendi degli italiani”. Maddài. La questione, al solito, è sempre un po’ più complessa. Perché i dati pubblicati ieri mattina dall’Istituto nazionale di statistica, se letti così come sono, spiegano quello che ci stiamo dicendo da anni senza che nessuno degli (strapagati) economisti della Bce se ne renda davvero conto.
Inflazione a tutto gas
Detta in breve: non siamo diventati d’improvviso tutti ricchi, è l’energia che costa tanto, troppo, e fa impazzire l’inflazione. Detta coi numeri. A trascinare il livello dei prezzi a settembre sono quattro voci sulle altre. Le prime (e più ingombranti) sono quelle relative ai beni energetici, regolamentati (da +18,6% a +25,9%) e non (da +17,0% a +22,2%). In pratica, carburanti e bollette. A seguire, ci sono beni e servizi culturali (da +2,6% a +2,9%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,8% a +1,6%). In pratica, due delle voci che più risentono degli afflussi turistici in Italia. Infine la questione degli alimentari non lavorati, a causa dei fin troppo noti problemi con il caldo (e con le supply chain che si sono bruscamente accorciate e sfibrate) che passano da +3,8% a +5,5%. I dati Istat ci dicono dunque che gli aumenti sono dovuti alle guerre. E, soprattutto, al fatto che l’Ue sta pagando decenni di scelte sballate, tanto in termini di autosufficienza energetica quanto di sostegno (o meno) all’agricoltura e ai settori primari. Il fatto, poi, che l’inflazione abbia segnato un balzo quantico persino nell’austera Germania (dove ha raggiunto il 3,3%) è la prova provata dell’impossibilità di combattere un problema che ha una causa certa e individuata con una soluzione (l’aumento dei tassi di interesse e, quindi, la scelta di togliere denari a imprese e cittadini) draconiana. L’ennesima cura da cavallo su un paziente che necessiterebbe di altri trattamenti. Magari, ecco, di imporre tetti (veri) sui costi dell’energia.
Il price cap funziona (meglio) dei tassi alti
La strategia Eni paga e funziona. E non solo per le questioni interne, non è tanto (né solo) una vicenda di grande ritorno tanto economico quanto di immagine. Una sferzata al mercato impartita da un’azienda (di Stato) così grande da poter “fare i prezzi”. Funziona perché, banalmente, i prezzi alla pompa iniziano a scendere. L’Osservatorio del Mimit ha riferito che ieri il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è risultato in calo a 2,111 euro al litro per la benzina e a 2,316 euro per il gasolio. “La decisione di Eni, Ip e Q8 di applicare un price cap, progressivamente esteso ai propri punti vendita sta determinando un divario consistente rispetto agli altri impianti: nei distributori interessati, il prezzo praticato è di 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio”. Ed è lì che gli automobilisti vanno a rifornirsi. E no, non vale il discorso di chi (maliziosamente…) vorrebbe far notare che i prezzi di petrolio e gas stanno scendendo. Perché, è di palmare evidenza, finora nessun taglio delle quotazioni internazionali ha inciso con tanta rapidità (razzi e piume, ricordate?) sui listini dei distributori. Ma non si può delegare tutto al mercato.
Urso chiama Bruxelles
L’Ue, invece di continuare a diramare appelli e a paventare crisi e problemi che a null’altro servono che a dare fiato agli uragani degli speculatori, è chiamata a fare qualcosa. Il ministro Adolfo Urso resta in attesa di una mossa da Bruxelles. “La crescita inflattiva è determinata in buona parte dall’aumento del costo dell’energia, certamente dei carburanti, su cui finalmente si riesce a intervenire in maniera più strutturale grazie all’iniziativa dell’Eni e delle altre compagnie”, ha detto nel suo intervento al Forum del largo consumo. E ha aggiunto: “Queste ulteriori misure penso possano arginare i costi dell’aumento energetico e quindi il loro impatto inflattivo, ma è assolutamente necessario che agisca anche l’Europa. Non possiamo agire da soli in un contesto europeo in cui gli altri stanno ancora a guardare alla finestra”.
LEGGI TUTTE LE NEWS DI ECONOMIA