È inumano giustiziare due volte un essere umano
©Imagoeconomica. Immagine generata con l'Ia
Parlo soprattutto come essere umano e come cristiano, ma credo di poter tranquillamente dire anche come persona di coscienza. Io non entro nel dibattito sulla pena capitale qui. Qui entro in un dibattito su qualcosa di molto più oggettivo, palese, inequivocabile.
La cronaca recente ci riporta drammaticamente il caso del fallimento dell’esecuzione di Christa Pike, condannata nel Tennessee per un crimine commesso nel 1995 quando aveva solo 18 anni e oggi cinquantenne. In breve le hanno somministrato le sostanze letali, l’esecuzione non è andata a buon fine, lei respirava ancora ed è stata portata in ospedale.
Sottoporre una persona a una seconda procedura dopo che la prima è fallita a causa del mancato effetto dei farmaci letali non è giustizia. È un crimine contro l’umanità. Un crimine contro la coscienza e le persone civili hanno il dovere di protestare.
La Costituzione degli Stati Uniti proibisce in modo esplicito tale deriva. L’ottavo Emendamento vieta infatti esplicitamente l’imposizione di punizioni inusuali e crudeli. Ed è appellandomi a questo spirito che chiedo che la pena di questa donna sia immediatamente commutata, per una fondamentale questione di umanità. Se guardiamo alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, l’articolo 5 stabilisce chiaramente che nessuno può essere sottoposto a tortura né a trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti. Pensiamo a tutto quello che ha animato i costituenti più nobili in tutti gli Stati del mondo. Credo che Thomas Jefferson, George Washington, Benjamin Franklin, rabbrividirebbero soltanto all’idea di una seconda esecuzione.
Una persona diversa da quella del 1995: perché la pena va commutata
È una tortura medievale sottoporre una seconda volta una persona ad un’esecuzione capitale. Anche il più fervente sostenitore della pena di morte deve per forza di cose ammettere che, in questo caso, sarebbe come condurre una persona al rogo. Sarebbe contro ogni diritto civile ed umano.
Poi, se entriamo nel merito specifico del caso, stiamo parlando di una persona di cinquant’anni che ha commesso il reato quando ne aveva appena diciotto. Ci si trova di fronte ad un’altra persona. In questo caso, io che sono un fervente sostenitore della giustizia, ritengo che sarebbe un atto di barbarie senza precedenti se, per tutto l’Occidente e per l’umanità, questa persona venisse giustiziata una seconda volta; equivarrebbe a rimettere l’orologio della storia un secolo prima della rivoluzione dei lumi dal punto di vista della civiltà.
Quindi, credo sia dovere di ogni uomo di coscienza in ogni dove del mondo chiedere un gesto non solo di umanità, ma di doveroso rispetto dello spirito illuminato del costituzionalismo moderno e della democrazia liberale; commutando la sentenza di questa donna e scongiurando sin da subito il rischio di una seconda esecuzione, che sarebbe peggiore se fatta in una democrazia. Questi atti li possono compiere regimi barbarici o teocratici accecati che credono di avere il monopolio della vita umana.
Una grande democrazia, sono sicuro, commuterà la sentenza, non solo ispirata da criteri di umanità, ma anche di civiltà.
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