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Arrivano i nuovi Lea, la svolta e la scommessa che continua

Il ministro Orazio Schillaci: "Un risultato storico"

di Giorgio Brescia -


La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle norme che aggiornano i Livelli Essenziali di Assistenza segna un passaggio storico e atteso come decisivo per il Servizio Sanitario Nazionale.

Schillaci: “Un risultato storico”

Il provvedimento rinnova l’offerta delle prestazioni garantite ai cittadini, superando il quadro normativo del 2017 con una piena attuazione sospesa e resa possibile solo a fine 2024 con l’approvazione del decreto sulle nuove tariffe della specialistica ambulatoriale e delle protesi.

Le disposizioni diventeranno ora operative trascorsi trenta giorni dalla pubblicazione. A rivendicare il valore politico e sanitario della riforma, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che definisce l’aggiornamento «un risultato storico». «Con la pubblicazione dei nuovi Lea in Gazzetta Ufficiale scriviamo un capitolo decisivo», ha dichiarato Schillaci, precisando che l’obiettivo risiede nel rendere il Ssn «più moderno ed equo» e nell’assicurare l’accesso alle innovazioni «indipendentemente dal territorio di residenza».

E ha poi evidenziato come la sostenibilità del sistema richieda di «eliminare prestazioni superate», affiancando le nuove tutele alla cancellazione di trattamenti obsoleti e al rafforzamento dei vincoli di appropriatezza prescrittiva. Sul piano operativo, questa manovra interessa oltre 800 tra servizi, prestazioni diagnostiche e percorsi terapeutici.

I nuovi Lea

La struttura finanziaria poggia su due binari: un provvedimento da 149,5 milioni di euro annui per le misure con nuovi oneri a carico del Ssn e un decreto a costo zero per lo Stato affidato alle Regioni. Nella prevenzione neonatale, stabilizzato lo screening per l’atrofia muscolare spinale e ampliato lo screening neonatale esteso alle malattie rare, intercettando oltre 390 mila neonati l’anno. Per la gravidanza fa il suo ingresso nel nomenclatore il test prenatale non invasivo sul Dna fetale per oltre 90 mila donne all’anno, insieme agli esami per il citomegalovirus.

In oncologia, il percorso di sorveglianza per donne a rischio eredità di tumore della mammella e dell’ovaio e i test per il carcinoma mammario precoce. Entrano cicli fino a venti sedute di terapia psicoeducazionale per i disturbi alimentari, una patologia epatica e tre nuove esenzioni per patologie croniche. Si allarga l’elenco delle malattie rare esenti (come le encefalopatie di sviluppo e la malattia di Kawasaki), si aggiorna la protesica e si rivedono i ricoveri a rischio di inappropriatezza.

Se l’ampliamento clinico raccoglie consensi sia in sede politica sia tra le società scientifiche, l’impatto reale sullo scenario sanitario amplia il serrato dibattito già in corso sulla sostenibilità e sull’equità dell’erogazione nei territori. Il nodo principale, la capacità delle Regioni e delle aziende sanitarie di applicare uniformemente le norme. I sindacati dei medici, come il Sumai, segnalano la carenza di personale necessario a garantire i servizi, la Fnomceo chiede maggiori investimenti operativi e la Fiaso sollecita la fine dei divari territoriali.

Mentre dai banchi delle opposizioni giunge l’allarme sul rischio che, senza fondi aggiuntivi per la gestione, le sperequazioni regionali finiranno per accentuarsi. La vera sfida dei nuovi LEA si giocherà dunque sulla concreta esigibilità dei diritti da parte di tutti i cittadini. Dopo la svolta, la scommessa continua.

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