La setta di Torino: violenze sessuali con la scusa del benessere
Malatesta offriva ospitalità in una comunità residenziale isolata, trasformando un'aspirazione legittima — il bisogno di rifugio, di senso e di appartenenza — in una trappola ispirata alla sottomissione
Un fermo immagine tratto da un video dei carabinieri di Torino mostra la scoperta di una setta pseudo-spirituale nella Bassa Val di Susa
L’illusione del benessere e la trappola del guru: la setta di Torino come specchio dei nostri tempi. La cronaca giudiziaria non svela soltanto i contorni di un reato, ma funziona spesso come un reagente sociale che fa emergere le nevrosi di un’epoca.
L’inchiesta
L'”Operazione Asmodeo” condotta dai carabinieri di Torino offre una radiografia impietosa di questa dinamica. Ad Almese, in Bassa Val di Susa, è finito in arresto Bruno Antonio Malatesta, un 59enne che si presentava con la classica iconografia del santone: tunica arancione, barba bianca e la promessa di una “comunione completa con il Divino”.
Dietro questa facciata, l’indagine ha svelato una struttura piramidale imperniata su violenze e coercizioni, con accuse pesanti che vanno dalla riduzione in schiavitù e maltrattamenti alla violenza sessuale e alla truffa ai danni dello Stato. Se la vicenda impone la severità del giudizio penale che sarà poi definito, la sua matrice merita una prova di analisi che vada oltre la semplice cronaca o la curiosità morbosa.
L’adescamento
Il dato più rivelatore sta nelle modalità di adescamento. Non cerimoniali oscuri o dottrine esoteriche, ma il linguaggio rassicurante, pulito e perfettamente integrato nel costume contemporaneo dei corsi di yoga, della meditazione e della difesa personale.
È la grammatica del benessere individuale, quella ricerca quotidiana di equilibrio e protezione che caratterizza l’uomo contemporaneo sommerso da ansia e incertezza. In una società sempre più frammentata, la fragilità emotiva diventa il punto d’ingresso privilegiato per i predatori carismatici.
Malatesta offriva ospitalità in una comunità residenziale isolata, trasformando un’aspirazione legittima — il bisogno di rifugio, di senso e di appartenenza — in una trappola ispirata alla sottomissione. La promessa di elevazione spirituale si è così convertita in un incubo di sopraffazione fisica e psicologica, dove persino le risorse pubbliche venivano drenate attraverso presunte frodi all’Inps.
L’inchiesta non descrive un’isolata anomalia folkloristica, ma lo specchio deformante di un bisogno collettivo di salvezza disorientato. Quando la ricerca di cura personale abbandona il senso critico, il confine tra la ricerca di benessere e la sottomissione si assottiglia pericolosamente, lasciando spazio a chi fa delle solitudini altrui un proprio spazio di dominio.
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