Piemonte, stretta contro le infiltrazioni mafiose: Prefetture e Procura fanno rete
Più scambio di informazioni, controlli rafforzati sulle imprese e maggiore attenzione ai cantieri pubblici. Il Piemonte potenzia la rete di prevenzione contro le infiltrazioni della criminalità organizzata con un accordo che coinvolge tutte le Prefetture della regione e la Procura distrettuale antimafia.
L’intesa è stata al centro della Conferenza regionale delle Autorità provinciali di pubblica sicurezza, convocata a Torino dal prefetto Donato Cafagna. Alla riunione hanno partecipato prefetti e questori piemontesi, i vertici dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, la DIA, il procuratore generale Lucia Musti e il procuratore distrettuale antimafia Giovanni Bombardieri.
Il nuovo sistema estende all’intero Piemonte il modello già sperimentato nell’area metropolitana torinese e punta soprattutto sulla rapidità nella circolazione delle informazioni. Prefetture e magistratura potranno condividere dati sugli accertamenti dei Gruppi Interforze Antimafia, sulle interdittive, sulle misure di prevenzione e sugli accessi ispettivi nei cantieri. La Procura, a sua volta, potrà mettere a disposizione gli elementi utilizzabili relativi alle aziende coinvolte in procedimenti giudiziari.
I numeri degli ultimi tre anni mostrano la portata dell’attività di prevenzione: in Piemonte sono state adottate 53 interdittive antimafia e 12 misure di prevenzione collaborativa. Nei cantieri pubblici sono stati effettuati 17 accessi ispettivi, mentre gli approfondimenti hanno interessato complessivamente oltre 5 mila imprese, attraverso l’esame degli assetti societari e dei rapporti economici tra operatori.
«È un passo avanti importante», ha sottolineato Cafagna, evidenziando la necessità di rispondere a una criminalità organizzata sempre più capace di mimetizzarsi nell’economia legale attraverso un monitoraggio esteso, intelligence e strumenti tecnologici avanzati.
Per Bombardieri, il controllo diretto dei cantieri assume un’importanza particolare anche alla luce del ricorso al subappalto a cascata e della crescente esternalizzazione delle lavorazioni. Gli accessi sul posto permettono infatti di verificare concretamente quali imprese, uomini e mezzi siano realmente impegnati nelle opere pubbliche, andando oltre quanto emerge dalla sola documentazione.
L’obiettivo dell’accordo è quindi intercettare più rapidamente eventuali collegamenti con la criminalità organizzata e proteggere dalle infiltrazioni mafiose appalti, cantieri e tessuto economico piemontese.
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