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Cateno De Luca: “Giù dal trono Schifani”. E accordo con FdI alle Politiche

La sua proposta, una leadership d'assalto per una reale alternativa in grado di dettare l'agenda e scardinare gli attuali equilibri della Regione

di Angelo Vitale -

Cateno De Luca


Cateno De Luca, leader del movimento Sud chiama Nord, è il motore dell’opposizione in Sicilia. I suoi attacchi frontali a Renato Schifani hanno anche in questi giorni messo a nudo l’isolamento politico del governatore e le sue difficoltà di tenuta della maggioranza. La sua proposta, una leadership d’assalto per una reale alternativa in grado di dettare l’agenda e scardinare gli attuali equilibri della Regione.

Allora, com’è la situazione in questa isola?

Esplosiva, onestamente.

Parla ancora di titoli di coda, nonostante sembri rientrata l’ipotesi delle dimissioni di Schifani?

Ieri era il Re Sole, oggi è il Re Solo abbandonato dal suo partito e dalla sua coalizione. Nessun partito del centrodestra si è stracciato le vesti per inviare comunicati di sostegno a Schifani dicendo che sarebbe stato ricandidato, mentre fino a qualche mese fa si faceva a gara per sostenerlo, somministrandogli metadone politico.

Però era stato in parte schermato da La Russa e da Durigon….

Non ho sentito nessun partito nazionale che ha detto “Schifani, vai avanti perché sarai ricandidato per la prossima legislatura”. Che scenario prevede? Uno scenario che oggi si prefigura anche dal fastidio che si registra nelle segreterie romane per parlare del caso Sicilia. Oggi c’è una consapevolezza che, in Sicilia, o si costruisce una proposta innovativa oppure il rischio è che l’Isola possa mettere in imbarazzo il centrodestra.

Quali strategie lei mette in campo?

Noi abbiamo avviato una strategia di destrutturazione, ciò che ha caratterizzato il nostro percorso. Siamo un movimento autonomista civico di ispirazione sturziana che è stato in grado di partire dai municipi e creare un partito, un movimento regionale e nazionale, rimanendo nella posizione equidistante rispetto a centrodestra e centrosinistra. L’azione di buon governo nei palazzi municipali ha creato quel consenso che oggi ci porta ad essere baricentrici in Sicilia. E intanto con l’azione politica fatta in Sicilia abbiamo raggiunto questo 1,5% nazionale che è corteggiato da tutti.

Le ultime novità sulle sue mosse per un apparentamento con Fratelli d’Italia?

C’è stata una fase definita da me simpaticamente del Barbiere di Siviglia: “Tutti ci vogliono e tutti ci cercano”. Ed è stato così. Ora, abbiamo realmente registrato la volontà da parte della Meloni di consentire a un progetto di territorio, quali noi siamo, e soprattutto di amministratori e quindi di sindaci, di costruire una progettualità per eleggere nel Parlamento i propri rappresentanti. È come se oggi il territorio abbia deciso di non delegare più ai parlamentari che dovevano rappresentarlo, bypassando questa impostazione per candidarsi direttamente. Infatti, la lista che stiamo costruendo sarà formata principalmente da sindaci e da amministratori locali che non intendono più subire le scelte dei parlamenti. E che hanno visto, per esempio, come un bancomat il fondo delle autonomie locali, ogni anno costantemente ridotto sia a livello regionale che nazionale.

Un accordo ormai chiuso?

Stanotte abbiamo chiuso quantomeno l’accordo. Quindi la prossima settimana, martedì prossimo, ci sarà una conferenza stampa alla sala stampa della Camera per annunciare anche i contenuti dell’accordo.

E’ vero che sta lavorando per una componente che parta da subito nel gruppo misto insieme con qualche rappresentante di Fratelli d’Italia?

Sì, abbiamo avuto la stessa disponibilità anche dal centrosinistra, ma abbiamo scelto di farlo nel centrodestra per quella che è stata l’apertura strategica che vi abbiamo registrato. L’operazione tecnica di fare la componente consente di avere l’abbattimento del numero della raccolta delle firme, un elemento importante che agevola la costruzione delle liste. Ma ribadisco: questa proposta ci è stata fatta pure dal centrosinistra. Noi abbiamo fatto una scelta di campo per quella che è una questione strategica che abbiamo registrato nel centrodestra e non nel centrosinistra.

Una sfida supportata anche dai numeri. I sondaggi ne attribuiscono consistenti al suo movimento, più alti di quelli di Noi Moderati.

Nella mia vita sono abituato a parametrarmi con situazioni più importanti di me. Ho grande rispetto di Noi Moderati, ma oggi il nostro orizzonte è quello di costruire una strategia civica autonomista di ispirazione sturziana che possa raggiungere il 3%.

Sarà candidato alla presidenza della Regione Siciliana, l’accordo con FdI include anche questo?

Io rimango candidato alla presidenza della Regione, l’accordo che abbiamo definito con il centrodestra mi lascia le mani libere in Sicilia. Non ho approfittato della nostra appetibilità nazionale per alzare il prezzo in Sicilia e di conseguenza ho chiesto al centrodestra di avere le mani libere in Sicilia per portare avanti il Governo di Liberazione. Siamo e rimaniamo all’opposizione del governo Schifani. E non sono assolutamente disponibile a fare accordi al buio. In questo momento siamo stati chiari. Non abbiamo alzato il prezzo a livello nazionale, perché crediamo che la Meloni nello scenario complessivo sia l’unica proposta valida, non solo più in linea al nostro percorso. Nello stesso tempo non posso fare accordi che riguardano la Sicilia perché in questa fase il vero problema che ha il centrodestra è che non ha l’uomo giusto o la donna giusta per poter riuscire a smontare un sistema e rimontarlo con caratteristiche diverse.

Ma esiste già un progetto di amministratori a sinistra…

Quando sono stato a cena con Onorato, dato che mi ha voluto conoscere, la cosa che ho sottolineato è: noi siamo veri civici e lo dimostra la storia, le nostre battaglie equidistanti da centrodestra e centrosinistra. Quello è un “civismo in provetta”, fatto in un’area di centrosinistra con una nuova corrente che ha bisogno di essere costruita per magari eleggere qualche rappresentante in Parlamento.

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