Garlasco e altri casi in tv, Nordio chiede “un limite”
"La libertà di stampa è sacra e inviolabile. Ma dovrebbe esserci un limite nei commenti che giornalisti, mass media e social fanno ai processi"
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio
Processi mediatici e garanzie, il monito di Nordio: «Libertà di stampa sacra, ma serve un limite sui giudizi prima della sentenza».
“Un limite ai processi in tv”
Il rapporto tra informazione, garanzie difensive e tempi della giustizia torna al centro del dibattito politico e giuridico nazionale. Alla “Festa dell’ottimismo” del quotidiano Il Foglio, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto con decisione sul tema. Nelle sue parole, il processo mediatico e il ruolo dei mezzi di comunicazione nella narrazione delle vicende giudiziarie. La riflessione, prendendo spunto dall’attenzione mediatica riservata a casi di grande impatto di cronaca, come la riapertura del caso Garlasco.
Nel corso del suo intervento, il Guardasigilli ha ribadito la centralità del diritto di cronaca. E ha evidenziato tuttavia la necessità di un perimetro di rispetto nei confronti del lavoro dei magistrati giudicanti e della presunzione di innocenza.
“La libertà di stampa è sacra e inviolabile. Ma sempre perché vorremmo rifarci a un sistema anglosassone e liberale dovrebbe esserci un limite nei commenti che giornalisti, mass media e social fanno ai processi”.
Una presa di posizione che riapre il confronto sull’opportunità di tutelare il sereno svolgimento del dibattimento dalle pressioni dell’opinione pubblica e dei social network.
Cosa accade negli altri Paesi?
Approfondendo il confronto con gli ordinamenti stranieri di matrice liberal-democratica, Nordio ha richiamato l’istituto giuridico in vigore nei Paesi di common law. Qui, le interferenze esterne sulle decisioni della corte sono severamente sanzionate.
“In alcuni Paesi è un comportamento così grave che può essere punito penalmente, si chiama ‘Contempt of court’ o ‘disprezzo della Corte'”.
Per Nordio, la proliferazione dei dibattiti televisivi e digitali sui procedimenti in corso è una conseguenza diretta di criticità strutturali. in Italia, una macchina giudiziaria segnata da tempi eccessivamente dilatati.
“Qui in Italia il fatto che si facciano processi mediatici e si parli di assoluzioni e condanne prima ancora che si pronunci il giudice è un’altra anomalia che però dipende dal fatto che i processi spesso sono così lenti e contraddittori che è impensabile che possa calare il silenzio fino all’arrivo della sentenza definitiva”.
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