Midterm di fuoco in USA: Trump scivola al 34%
La mappa elettorale si tinge di rosso
Il sondaggio Financial Times/Focaldata dell’11 ottobre evidenzia una forte crisi di popolarità per Donald Trump e il Partito Repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato. Il calo del consenso è alimentato dal persistente malcontento dei cittadini riguardo alla situazione economica e all’aumento del costo della vita.
La recente indagine demoscopica, effettuata su un campione di 2.275 elettori registrati nei primi giorni di ottobre, evidenzia due dati centrali sul posizionamento politico del Presidente.
Il primo mostra che l’indice di gradimento generale per l’azione del governo di Donald Trump si ferma al 34%.
Il secondo che il calo di popolarità tocca anche l’elettorato di riferimento del Partito Repubblicano, dove il sostegno scende al 72%, segnando il punto più basso mai registrato.
I dati macroeconomici e la percezione del costo della vita rappresentano le principali fonti di logoramento politico per l’amministrazione in carica, influenzando profondamente l’orientamento degli elettori in vista del voto di novembre.
Più di due terzi degli intervistati ritengono che il Paese stia procedendo nella direzione sbagliata. Il malcontento si riflette anche sui dati economici: l’approvazione per la gestione dell’occupazione si ferma al 25%, mentre quella per il contrasto all’inflazione crolla al 20%.
I rilevamenti demoscopici e l’analisi dei singoli distretti mostrano un chiaro arretramento del Grand Old Party (GOP) sul fronte parlamentare.
Ben 18 seggi precedentemente considerati competitivi o saldamente orientati a favore dei repubblicani hanno modificato la propria traiettoria, spostandosi verso l’area democratica. I territori al centro di questa contesa includono Stati cruciali come il Kentucky, il Maine e la Pennsylvania. In diverse aree storicamente vicine ai conservatori, dislocate in Iowa, Michigan, North Carolina e Virginia, il vantaggio del GOP si è azzerato. Ad oggi, queste sfide sono classificate in perfetto equilibrio, rendendo incerta la riconferma delle passate maggioranze.
I dati raccolti
Secondo i dati raccolti, il 45% degli elettori registrati ritiene che la figura e la linea politica di Donald Trump rappresentino un ostacolo per la vittoria dei candidati repubblicani nei collegi e negli Stati più contesi.
Di fronte a questo scenario, i parlamentari del GOP stanno esercitando forti pressioni sul Presidente americano affinché focalizzi la propria strategia comunicativa esclusivamente sul tema del costo della vita, nel tentativo di arginare la perdita di consensi.
Il timore diffuso è che il basso indice di gradimento di Donald Trump, unito al forte malcontento popolare per il rincaro dei prezzi e l’inflazione, possa tradursi in un voto di punizione, mettendo a serio rischio il controllo e la conservazione delle attuali maggioranze al Congresso.
Inoltre l’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos certifica il momento di massimo logoramento per la Casa Bianca, registrando un tasso di approvazione per Donald Trump che scivola al 32%. Si tratta di un dato persino peggiore rispetto al già critico 34% rilevato dal Financial Times.
Questo doppio verdetto demoscopico spinge il Presidente in un territorio statistico del tutto inedito per la sua storia politica. Di fatto, alla vigilia del voto di metà mandato, Trump si posiziona storicamente tra i leader meno popolari degli Stati Uniti dal secondo dopoguerra a oggi.
Il Tycoon ha vinto le elezioni promettendo di far girare l’economia, ma ora, a meno di un mese dal voto, gli elettori lo stanno punendo proprio sul costo della vita e sui prezzi troppo alti.
PER TUTTE LE NEWS DI ESTERI
Torna alle notizie in home