Ilva, i sindacati raddoppiano: 48 ore di sciopero
Ilva, i sindacati non sono non lasciano ma raddoppiano. Già, ma le ore di sciopero. Le sigle sindacali hanno annunciato la prosecuzione dell’agitazione. Altre quarantotto ore di mobilitazione, fino a che non avranno risposte. Che, al momento, sembrano non essere ancora arrivate. E no, i sindacati non guardano, come gli imprenditori e lo stesso governo alla Cassazione e all’udienza già calendarizzata per il 20 luglio. Aspettano novità da Roma, attendono che lo Stato si faccia carico di dare un futuro alla siderurgia nazionale coniugando il grande tema della produttività e dell’industria a quello della salute. Insomma, più che agli ammortizzatori sociali, si punta a risolvere il grande iato dei tempi che viviamo. Far uscire i territori, le comunità, dalla scelta obbligata tra lavoro e ambiente.
Ulteriori 48 ore di sciopero
I sindacati aspettano la chiamata da Palazzo Chigi, intanto rilanciano la mobilitazione. “In considerazione delle mancate risposte del Governo, Fim, Fiom, Uilm nazionali hanno proclamato ulteriori 48 ore di sciopero. A livello territoriale saranno organizzate tutte le iniziative necessarie. In attesa della convocazione a Palazzo Chigi, valuteremo di proclamare ulteriori scioperi”. A Genova, la mobilitazione prosegue. Così come pure a Taranto. Nel capoluogo ligure, ieri, è arrivato il ministro degli Interni Matteo Piantedosi. Che s’è unito al coro di chi chiede che gli stabilimenti di Cornigliano e Novi Ligure non vengano chiusi a causa dello stop dell’area a caldo nell’hub jonico. I sindacati, che hanno incontrato il titolare del Viminale, hanno chiesto però una “soluzione scritta”. Vogliono, cioè, l’impegno da parte del governo e di chi ha responsabilità nello spinoso capitolo Ilva sulla che nessuno dei 985 operai dei due stabilimenti sarà costretto alla cassa integrazione a novembre.
Le proteste non si fermano
Dall’altra parte d’Italia, proprio a Taranto, i lavoratori hanno proseguito a bloccare le strade. Già iniziano a scarseggiare i carburanti nei distributori. La motivazione degli operai è forte. Vogliono conoscere quale sarà il loro destino. E non si accontenteranno di misure una tantum. . E i sindacati, che ritengono insufficienti le misure messe in campo dal governo, già hanno prenotato bus e auto per raggiungere la Regione Puglia e incontrare le istituzioni affinché portino la loro voce fino a Roma
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