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Lavoro

“Salvaguardare la ripartenza”, l’analisi Federmanager sull’ex Ilva

di Paolo Diacono -


I manager condividono la preoccupazione per il destino dell’Ex Ilva. Ma ci tengono a ribadire qualcosa che pure i sindacati hanno messo debitamente in rilievo. E cioè che gli ammortizzatori sociali, gli incentivi, le riassunzioni e le agevolazioni non possono risolvere in sé il problema. Né tantomeno quello gigantesco, e legato a filo doppio, se non triplo, del futuro industriale del Paese.

Ex Ilva, l’analisi di Federmanager

Valter Quercioli, presidente di Federmanager, ha analizzato la situazione all’indomani del tavolo a Palazzo Chigi e dell’annuncio dello stop produttivo dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. E ha spiegato: “La mobilitazione annunciata dai lavoratori dell’ex Ilva esprime una preoccupazione profonda e comprensibile per il futuro di uno dei principali poli industriali del Paese. Non possiamo permettere – ha aggiunto Quercioli – che la sospensione delle attività produttive si trasformi in un processo irreversibile, compromettendo non soltanto l’occupazione, ma anche le competenze e la capacità industriale necessarie alla ripartenza”.

Non bastano (solo) gli ammortizzatori sociali

Il presidente Federmanager ha affermato di aver preso “atto dell’impegno del Governo a introdurre nuove misure di sostegno al reddito e di tutela occupazionale, incentivi alla riassunzione e agevolazioni previdenziali”, riconoscendole come “misure indispensabili in questa fase di emergenza”. Però, da sole, non possono bastare. “Occorre distinguere con chiarezza gli strumenti di protezione sociale dalla strategia industriale. Le misure a sostegno dei lavoratori sono necessarie, ma non può sostituire un piano credibile per il futuro della siderurgia italiana”.

“Salvaguardare le condizioni per ripartire”

Per Federmanager, dunque, bisogna fare in modo di scongiurare che la sospensione delle attività nell’area a caldo possa comportare la perdita di condizioni tecniche e organizzative indispensabili per una futura ripresa produttiva. Non si può sperare di poter ripartire, in pratica, se si impartisce il rompete le righe. Pertanto, resta fondamentale “individuare tempestivamente, nel pieno rispetto di quelle che saranno le definitive decisioni dell’autorità giudiziaria e delle prescrizioni in materia di salute, sicurezza e ambiente, tutte le soluzioni giuridicamente e tecnicamente praticabili per preservare gli impianti e le prospettive industriali”.

Basta rinvii, difendere l’ex Ilva

Insomma, per Quercioli, non è il momento di restarsene in attesa di cosa dirà la Cassazione. Ma bisogna agire subito. “La scadenza del 20 ottobre non può essere vissuta come un semplice rinvio delle decisioni. Il tempo disponibile deve servire a costruire soluzioni concrete, evitando che l’emergenza occupazionale diventi una crisi industriale senza ritorno. Difendere l’ex Ilva – ha concluso il presidente Federmanager – significa difendere lavoro, competenze e autonomia produttiva dell’Italia”.

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