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Economia

Boom energia, Pil sale dell’1% ma in calo allo 0,6% nel 2027, i dati Confindustria

I dati choc dal Rapporto di previsione d'autunno: in Italia la bolletta pesa troppo e ora le aziende rischiano grosso

di Giovanni Vasso -


Che beffa: il costo dell’energia è così elevato che, da solo, potrebbe vanificare tutta la crescita del Pil prevista per il 2027. L’allarme arriva dal Rapporto di previsione d’autunno redatto da Confindustria e presentato a Roma questa mattina. Numeri e cifre inchiodano l’Italia alle bollette folli e allo svantaggio (anti)competitivo che il nostro Paese vive nei confronti degli stessi partner europei. Una situazione dalla quale non si esce. E che rischia di costarci davvero caro in un momento decisivo per il futuro dell’industria non solo nazionale ma europea.

L’energia si “mangerà” il Pil 2027

Le previsioni del Centro studi Confindustria sono di quelle da prendere davvero sul serio. “L’elevato costo dell’energia rimane la più importante vulnerabilità dell’economia italiana” e secondo le stime degli analisti di viale dell’Astronomia “si potrebbe annullare la crescita del pil prevista per il 2027”. Un problema gigantesco, considerando che come già ammesso dal capo degli industriali Emanuele Orsini sempre più imprenditori oggi sono costretti a chiedere prestiti solo per pagare le bollette.

I numeri degli altri

Il confronto tra Italia e resto d’Europa è impietoso. “Il prezzo dell’energia elettrica è sistematicamente più alto rispetto ai competitor europei (+35% rispetto alla germania nei primi 9 mesi del 2026) e a settembre è salito a un picco di 208 euro/mwh, da 114 a febbraio, prima della guerra”. Già questo basterebbe. E invece no: “Rispetto a sei anni fa, l’incidenza dei costi energetici (petrolio, gas, energia elettrica e altre fonti) sui costi totali è cresciuta del 34,5% (e del 40% per la sola manifattura)”. In pratica è un salasso. Ma il peso è salito, eccome, nel corso degli ultimi mesi.

Quanto pesa oggi l’energia

L’energia costa sempre di più, e il rapporto di previsione Confindustria lo dice chiaro e tondo: “A settembre 2026 la quotazione del petrolio brent è pari in media a 102 dollari al barile, da un minimo di 62 dollari a dicembre 2025 (+65%). il prezzo del gas in europa a settembre è salito al livello massimo da inizio anno, 77 euro/mwh in media, da 33 a febbraio (+133%)”. E, come se non bastasse, “il prezzo al consumo della benzina in Italia è salito del 26% a settembre 2026 rispetto al minimo registrato a gennaio”. L’Italia è a secco e l’energia rischia di mangiarsi la crescita del Pil. Uno scenario da incubo.

Le previsioni sul Pil

Gli analisti di Confindustria ritengono che la crescita del Pil quest’anno, nonostante i grossi problemi legati all’energia, si attesterà all’1 per cento. Ma le prospettive non sembrano entusiasmanti per il 2027, quando il prodotto interno lordo non dovrebbe salire oltre lo 0,6%. Insomma, il prossimo anno sarà in linea con il 2025. “Nonostante gli effetti positivi derivanti dalla riapertura dello Stretto di Hormuz: la progressiva discesa dei prezzi delle materie prime energetiche che consentirà il rientro dell’inflazione, la riduzione dell’incertezza, maggiore fiducia di famiglie e imprese, la ripartenza del commercio con i paesi del golfo”.

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