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Politica

Quattro amici all’Ue

Meloni riunisce il fronte della Coesione contro i frugali, Giorgetti manda i numeri della Manovra a Bruxelles

di Giovanni Vasso -


Eravamo quattro amici all’Ue. Che volevano “diluire il linguaggio ambizioso” sugli Ets. Il Consiglio europeo ha iniziato ieri i lavori. All’insegna, naturalmente, della divisione. Su tutto. A cominciare dal bilancio pluriennale, per finire agli standard sull’energia. Tra lettere e veti incrociati, dichiarazioni congiunte su cui ognuno vuole mettere becco. Come una classe indisciplinata in piena autogestione, a ogni chiamata dell’assemblea si formano gruppetti, gruppuscoli, cordate. La caratteristica principale dell’Europa istituzionale è inversa alla sua stessa ragione sociale.

Amici (all’Ue) mai

Altro che Unione. C’è scontro su tutto. Persino sul tema dell’energia. Il Consiglio Europeo, nel pomeriggio, ha deciso interventi rapidi per fronteggiare i picchi. Il costo della bolletta è alto per tutti, nel Vecchio Continente. E per noi italiani lo è ancora di più. Su questo, almeno, tutti son stati d’accordo. Il guaio c’è stato quando s’è iniziato a parlare di Ets. I Paesi del Nord, Danimarca, Svezia e Finlandia, avevano già scritto una lettera per “denunciare” il depotenziamento di cui si sarebbero fatti portavoce quei pazzerelli del gruppo di Visegrad 4 ovvero Cechia, Ungheria, Polonia e Slovacchia con la partecipazione straordinaria di Italia e Grecia. Accusate, queste, dalle solite “fonti” che riportano all’esterno ciò che accade nelle segrete (ma davvero?) stanze del Consiglio europeo, di voler “annacquare” il “linguaggio ambizioso” sugli standard. Il risultato? L’ennesimo accrocchio lessicale in 27 lingue diverse.

Il (solito) scontro tra frugali e resto d’Europa

C’è, però, un leit motiv attorno a cui girano le giostre delle intese. Ed è (tanto per cambiare…) sempre lo stesso. Frugali contro resto d’Europa. Anzi, no. Amici della Coesione. Da un lato i barbari del Nord che vorrebbero fare polpette del lassismo meridionale (e orientale) imponendole la religione dell’austerità e del green. Dall’altro, i Paesi che ritengono non abbia senso fare l’Europa senza rispettare un principio sacrosanto come è quello della coesione, magari regionale. Da una parte ci sono Germania, Austria, Olanda, Danimarca, Svezia e Finlandia. Dall’altra tutti gli altri. Gli Amici della Coesione. Guidati proprio dall’Italia.

Le priorità di Giorgia Meloni sul bilancio Ue

Giorgia Meloni ha spiegato che il gruppo è in piena sintonia e punta forte su quattro priorità: “risorse sufficienti per affrontare tutte le priorità comuni; salvaguardare Coesione e Agricoltura sia sul piano delle risorse sia su quello delle regole di finanziamento; contribuzioni eque da parte degli Stati membri; no agli sconti sui contributi nazionali”. In mezzo, sballottata tra indicazioni discordanti e lotte senza esclusione di colpi, c’è la Commissione Ue. Ursula sognava di poter contare su un bilancio da duemila miliardi di euro. Ovviamente pluriennale, anzi settennale. Dal 2028 al 2034. Una cifra davanti alla quale tutti hanno strabuzzato gli occhi. Ma che si rimpicciolisce, eccome, se si considerano gli orizzonti temporali e, soprattutto, quanto valgono i bilanci degli altri, a cominciare dalla Cina per finire agli Stati Uniti. Lo scontro tra le parti non è mai stato così duro. L’accordo mai tanto lontano.

Il Dpb: tutti i numeri di Giorgetti

A proposito di bilanci, il ministro Giancarlo Giorgetti nella serata di mercoledì ha provveduto a inviare per tempo alla Commissione Ue il documento programmatico di bilancio. Sulla scorta del quale, e una volta che sarà compiuta la procedura relativa alla clausola di salvaguardia su energia e Difesa, verrà redatta la Manovra che finirà (non prima del 20 ottobre) all’esame del Parlamento. I numeri raccontano di una coperta che resta corta. Ma di un bilancio che, comunque, ha delle ambizioni e propone sette miliardi di misure a favore di famiglie (quasi 5 miliardi) e imprese (3,5), poi infrastrutture (2,6) e sanità (2,3 miliardi). Per la Difesa ecco investimenti da 5 miliardi ma, va ricordato, oltre alla Nec c’è pure il Piano Safe da 8 miliardi.

Nuova flessibilità (già) addio

Complessivamente, la manovra dovrebbe valere fino a 23,5 miliardi. Le risorse oltre che dalla flessibilità (13,5 miliardi), arriverebbero pure dall’accordo triennale con le banche e le assicurazioni (4,6 miliardi quest’anno, 10 nel triennio), dai giochi e da ulteriori tagli ai ministeri (1,2 miliardi). L’impatto stimato sul Pil dal piano è di 12,5 miliardi pari allo 0,54%. Inoltre, dagli scenari tratteggiati dal Mef, emerge che già quest’anno l’Italia rientrerà sotto il 3% nel parametro deficit-Pil. Un obiettivo a lungo perseguito. Di ulteriore flessibilità, però, manco a parlarne. “Se uno Stato è già vicino a una situazione di deficit, non può beneficiare della flessibilità allo stesso modo di un Paese che presenta un avanzo di bilancio”, dicono le solite fonti filo-frugali dal Consiglio Europeo. Un po’ come il celebre dialogo di Benigni in banca. I soldi si concedono a chi li ha già. Facile, no?

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