Garlasco, Sempio passa al contrattacco: cinque consulenze per smontare le prove della Procura
La sua legale Angela Taccia, ricordando le due precedenti archiviazioni, sottolinea che il suo assistito "non può essere indagato a vita". E arriva a prospettare la necessità di affrontare un processo per chiarire definitivamente la vicenda
La difesa di Andrea Sempio deposita cinque consulenze scientifiche per contestare l’impianto accusatorio della Procura di Pavia. Dalle impronte delle scarpe al Dna sulle unghie di Chiara Poggi, fino alla traccia 33 e all’orario della morte: ecco i punti su cui si concentra la battaglia dei consulenti.
Dopo la chiusura delle indagini della Procura di Pavia, il 38enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi affida a cinque relazioni la risposta alle accuse dei magistrati. Un’offensiva difensiva che punta a mettere in discussione le prove considerate centrali dagli inquirenti, attraverso analisi tecniche, ricostruzioni tridimensionali, video e documenti multimediali. Sempio continua a proclamarsi estraneo all’omicidio avvenuto il 13 agosto 2007, per il quale Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni di reclusione. La sua legale Angela Taccia, ricordando le due precedenti archiviazioni, sottolinea che il suo assistito “non può essere indagato a vita”. E arriva a prospettare la necessità di affrontare un processo per chiarire definitivamente la vicenda.
Le impronte delle scarpe
Il primo oggetto di contestazione del pool difensivo riguarda la famosa impronta a pallini rinvenuta scena del crimine. Secondo i consulenti Armando Palmegiani e Giacomo De Angelis, le ricostruzioni tridimensionali e le sovrapposizioni digitali effettuate utilizzando campioni di scarpe Frau indicherebbero una maggiore compatibilità dell’impronta con una calzatura numero 40 piuttosto che 42. Una conclusione che, secondo la difesa, allontanerebbe dalla scena del delitto sia Sempio, che calza il 44, sia Alberto Stasi. A rafforzare questa interpretazione interviene un’altra relazione, firmata dall’ortopedico Andrea Martini e dal medico legale Sabino Pelosi. I due esperti sostengono che l’aumento di peso di circa 14 chilogrammi registrato da Sempio tra il 2007 e il 2026 non possa spiegare un incremento della larghezza dei piedi superiore a due centimetri.
La traccia 33 e il sangue mai dimostrato
Altro elemento controverso è la traccia 33, l’impronta palmare individuata sulla parete delle scale che conducono alla cantina dove venne ritrovato il corpo di Chiara Poggi. La Procura considera questa traccia significativa nella ricostruzione dell’omicidio. I consulenti della difesa Marina Baldi, Armando Palmegiani e Katia Sartori contestano però che sia stata dimostrata scientificamente la presenza di sangue. Nella relazione viene inoltre esclusa, secondo gli esperti, l’esistenza di interferenze capaci di invalidare il risultato negativo del test Obti effettuato nel 2007. L’ipotesi investigativa è che l’intonaco stesso avrebbe proprietà inibitorie del test. La difesa segnala anche un’altra impronta, individuata tra il quinto e il sesto gradino, che avrebbe prodotto una reazione alla ninidrina analoga a quella della traccia 33, pur essendo ritenuta estranea alla dinamica dell’omicidio.
Il Dna sulle unghie di Chiara Poggi
Particolarmente delicato rimane il capitolo del Dna rinvenuto sulle unghie della vittima, uno degli elementi che hanno contribuito alla riapertura dell’indagine su Andrea Sempio. La genetista Marina Baldi contesta la possibilità di attribuire con certezza il profilo genetico all’indagato. Secondo la consulente, l’analisi delle altezze dei picchi evidenzierebbe la presenza di un secondo contributore maschile, la cui componente non sarebbe minoritaria e in alcuni punti risulterebbe addirittura prevalente. Per la difesa, dunque, si tratterebbe di un profilo misto, non utilizzabile per un’attribuzione individuale certa. Una valutazione che dovrà confrontarsi con le conclusioni dei consulenti della Procura.
La ricostruzione dell’omicidio
L’ultima relazione riguarda la dinamica dell’aggressione e i tempi della morte di Chiara Poggi. Il medico legale Sabino Pelosi mette in discussione le conclusioni delle consulenti della Procura Cristina Cattaneo e Francesca Leone, che hanno ampliato fino a un’ora l’intervallo temporale tra l’inizio dell’aggressione e il decesso. Secondo Pelosi, le nuove valutazioni non presenterebbero sufficiente affidabilità scientifica. Viene inoltre contestata la presenza di lesioni da difesa sul corpo della vittima, circostanza ritenuta rilevante nella ricostruzione dell’accaduto.
Con il deposito delle cinque consulenze si chiude un passaggio importante della strategia difensiva. Ora la parola torna alla Procura di Pavia, che potrebbe presentare già nei prossimi giorni la richiesta di rinvio a giudizio per Sempio. Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco si prepara così a una nuova fase giudiziaria, nella quale le stesse tracce scientifiche potrebbero essere sottoposte a interpretazioni profondamente diverse.
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