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Esteri

Brasile al bivio: il voto che può cambiare gli equilibri del continente

Duecento milioni di persone sono chiamate alle urne

di Ernesto Ferrante -


Più che una semplice elezione presidenziale, il ballottaggio brasiliano di domenica si configura come uno snodo decisivo per l’intera America Latina. Il confronto tra Luiz Inacio Lula da Silva e Flavio Bolsonaro resta apertissimo, con i sondaggi che descrivono una corsa sul filo di pochi decimali. Ma la vera posta in gioco va ben oltre il futuro politico di Brasilia, perché riguarda il rapporto con gli Stati Uniti, la competizione strategica con la Cina, la lotta al crimine organizzato e la tutela dell’Amazzonia, uno degli asset ambientali più rilevanti del pianeta.

La partita è apertissima

Il Brasile arriva all’appuntamento elettorale profondamente diviso. La campagna ha confermato una polarizzazione ormai radicata, culminata in un confronto televisivo dominato dagli attacchi personali più che dai contenuti programmatici. Accuse di corruzione, insulti e provocazioni hanno scandito uno scontro che riflette le profonde fratture politiche e sociali del Paese. I rilevamenti più recenti indicano un sostanziale equilibrio. Dopo il successo del primo turno, quando aveva ottenuto circa il 47% dei consensi contro il 45% di Lula, Bolsonaro mantiene un vantaggio minimo che si è progressivamente assottigliato. L’esito potrebbe dipendere dalla capacità dei candidati di mobilitare gli oltre 33 milioni di elettori che non si sono recati alle urne nella prima consultazione, una quota superiore al 20% dell’elettorato.

Due visioni diametralmente opposte

Da una parte c’è Lula, storico leader della sinistra brasiliana, che punta su programmi sociali, tutela del potere d’acquisto e redistribuzione. Dall’altra Bolsonaro, esponente di una destra conservatrice che fa della sicurezza, della riduzione della spesa pubblica e dei valori tradizionali i pilastri della propria proposta politica. Due visioni profondamente diverse non soltanto sul piano interno, ma soprattutto sulla collocazione internazionale del Brasile.

La dimensione geopolitica della sfida è infatti centrale. Negli ultimi anni l’America Latina è tornata al centro della competizione tra grandi potenze. Una vittoria di Bolsonaro verrebbe interpretata come un rafforzamento dell’influenza statunitense nella regione e, in particolare, dell’area politica riconducibile a Donald Trump. Il Brasile potrebbe così assumere un ruolo di primo piano nelle iniziative promosse da Washington per consolidare un blocco continentale più allineato agli interessi americani.

Anche la sicurezza rappresenta una linea di rottura. Il figlio dell’ex presidente Jair propone una strategia di forte impronta repressiva contro il crimine organizzato, con un maggiore ricorso agli strumenti coercitivi e una stretta sulle organizzazioni criminali. Lula difende invece un approccio più cooperativo, fondato sul coordinamento con i Paesi vicini e sul rafforzamento delle politiche regionali di contrasto alle reti criminali transnazionali. Le differenze più profonde emergono tuttavia sul fronte ambientale. L’Amazzonia è oggi molto più di una questione nazionale: rappresenta un elemento chiave negli equilibri climatici globali e nella diplomazia internazionale. Il Brasile è rimasto uno degli ultimi grandi attori regionali impegnati nella riduzione della deforestazione e nel contrasto alle attività estrattive illegali. Un’affermazione di Flavio Bolsonaro potrebbe favorire politiche più permissive verso lo sfruttamento economico della foresta modificando gli indirizzi attuali.

Gli impatti globali del voto brasiliano

Un eventuale cambio di governo avrebbe inoltre ripercussioni sui rapporti con la Cina. Pur senza mettere in discussione gli intensi legami commerciali tra Brasilia e Pechino, una presidenza Bolsonaro potrebbe ridurre il sostegno diplomatico alle iniziative internazionali cinesi e avvicinare maggiormente il Paese agli Stati Uniti. A essere ridimensionato potrebbe essere soprattutto il ruolo brasiliano nelle piattaforme multilaterali che ambiscono a riequilibrare il peso dell’Occidente nell’ordine internazionale. Per questo il ballottaggio assume un valore che supera i confini nazionali. Il risultato non determinerà soltanto chi guiderà oltre 200 milioni di brasiliani, ma indicherà anche quale direzione intende prendere la principale potenza sudamericana in una fase segnata dal ritorno della competizione tra grandi potenze.

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