Quotazioni in volo, stoccaggi a terra. L'allarme di Birol sull'Europa
Speculazione a tutto gas. Ad Amsterdam, ormai, il prezzo del gnl è in continua e costante ascesa. Venerdì ha superato di slancio i 93 euro al megawattora. E il costo potrebbe salire ancora. E non fermarsi più. Goldman Sachs dice che arrivare a 150 euro è un attimo. Ciò mette a dura prova tutta l’impalcatura che Bruxelles, non senza polemiche interne e scontri infiniti, ha messo in campo per evitare di ritrovarsi alla mercé dei mercati internazionali.
Europa, stoccaggi gas flop e la speculazione corre
Oggi la Vecchia Europa si ritrova con gli stoccaggi bassi, fin troppo. Al 72% del riempimento, a fronte di una media storica che, in questo periodo, riportava scorte pari al 90%. L’Italia, su questo fronte, è piazzata meglio di tanti altri partner europei. L’ad Snam, Agostino Scornajenchi, nei giorni scorsi ha riferito che il riempimento degli stoccaggi italiani è all’87% della loro capacità. Il problema è altrove. Nelle riserve degli altri. Che, rimasti molto più indietro, hanno iniziato a inondare di richieste il mercato. E il prezzo sale. Senza che nulla sembra in grado di poter fare la Ue, nonostante le buone intenzioni della Commissione che aveva pensato a istituire e rafforzare una piattaforma di acquisto congiunto. Se ne è parlato e pure molto. Ma l’insostenibile lentezza della pachidermica Europa, unita alla ferocia perfidia fratricida che anima i partner della Disunione, sta avendo come unica conseguenza quella di mettere il turbo alla speculazione e di far salire i prezzi del gas al Ttf di Amsterdam. Siamo, per dirla con una citazione non propriamente oxfordiana, da capo a dodici rispetto all’inizio della guerra tra Russia e Ucraina.
L’allarme di Birol (Aie)
Fatih Birol, direttore generale dell’Aie, l’agenzia internazionale dell’energia, ha denunciato che sarà l’Europa a subire più di tutti le conseguenze legate ai postumi della chiusura di Hormuz. Per Bruxelles, ha spiegato l’economista, “il giorno migliore per un cessate il fuoco sarebbe stato ieri”. Ecco. Una sentenza, per un’Ue mai tanto impelagata nelle guerre. “Normalmente, prima dell’inverno, i Paesi europei dispongono di ingenti riserve di gas – ha spiegato Birol -, ma le riserve che abbiamo all’inizio di questo inverno sono molto inferiori alle medie storiche”. Anche per questo si è scatenata la caccia alle forniture e sale il prezzo della materia prima. “Credo che – ha proseguito il dg Aie -, in caso di un inverno rigido, potremmo assistere a un aumento dei prezzi del gas naturale in Europa”. La sentenza è data: “La vita non sarà facile per l’Europa quest’anno, né il prossimo”, ha proseguito l’economista.
Il Grande gioco energetico che fa tremare Bruxelles
Che avverte. Non sarà solo una questione economica. Bensì politica. “Non ho mai visto l’ombra lunga e oscura della geopolitica così dominante nel settore energetico. Il mondo ha attraversato tanti periodi difficili, ma questo è il peggiore in termini di influenza geopolitica sul settore energetico”. Detta in maniera (ancora) più chiara: “L’energia non è più considerata un’attività commerciale, bensì una leva politica”. Un gioco, anzi un Grande gioco, in cui l’Europa non ha cartucce da sparare. E, anzi, rischia di spararsi sui piedi. Le tensioni sulle materie prime energetiche si riverberano pari pari sull’andamento dei mercati. E ha ragione il banchiere Antonio Patuelli, capo dell’Abi, che dopo Giustiniano ha citato Metternich: “Quando Parigi starnutisce, l’Europa ha l’influenza”. È bastata l’ansia a far precipitare i mercati europei in bear zone. È bastato temere che, dopo le mid-term, Trump riprendesse le armi contro l’Iran per scatenare il caos sulle borse occidentali. A (con)causare le fibrillazioni che hanno portato la Francia a tracollare e non solo sui titoli di Stato, come hanno sanzionato anche le agenzie di rating.
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