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Cronaca

Isola Vicentina, tragedia sfiorata a causa del braciere acceso in cucina

di Angelica Luna -


La cucina chiusa, il braciere pieno di carbonella lasciato ardere per difendersi dal primo freddo d’autunno e, nel giro di poche ore, l’aria di casa diventata irrespirabile. È ciò che è accaduto nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 ottobre a Castelnovo, frazione di Isola Vicentina, dove un’intera famiglia è finita al pronto soccorso per una intossicazione da monossido di carbonio.

Isola Vicentina: i fatti

Secondo la ricostruzione dei vigili del fuoco di Vicenza, intervenuti intorno alle 2.30 in un appartamento di via Roma, i genitori avevano acceso il braciere per scaldare le stanze.

La carbonella ha continuato a consumarsi lentamente mentre tutti dormivano e, senza nessuno a controllarla, ha sprigionato il gas fino a saturare completamente gli ambienti.

Con l’allarme, scattato nel cuore della notte, sono arrivati anche i sanitari del Suem 118, che hanno preso in carico padre, madre e i due figli, un ragazzo di 19 anni e un bambino di appena 2.

Tutti e quattro – trasportati all’ospedale San Bortolo di Vicenza in codice giallo – stando alle informazioni diffuse in mattinata, non sarebbero in pericolo di vita e per nessuno – fortunatamente – si è reso necessario il trattamento in camera iperbarica. I pompieri, intanto, hanno arieggiato e messo in sicurezza l’intero appartamento.

L’episodio vicentino si è chiuso senza conseguenze gravi, ma racconta un pericolo che si ripresenta anno dopo anno con l’accensione dei riscaldamenti, soprattutto.

Il monossido di carbonio

La brace che arde senza fiamma in una stanza chiusa consuma ossigeno e libera monossido in quantità crescente.
Il gas non ha colore né odore e, una volta respirato, è catturato dall’emoglobina con una facilità circa duecento volte maggiore rispetto all’ossigeno, così il sangue smette di nutrire i tessuti. Chi dorme rischia di non accorgersi di nulla: mal di testa, nausea, capogiri e confusione possono comparire tardi o non comparire affatto. Sulle dimensioni del fenomeno, in Italia manca una rilevazione sistematica.

Le stime ferme al 2015

Le ultime stime ufficiali del ministero della Salute – ferme al 2015 – parlano di 500-600 decessi l’anno, circa due terzi dei quali di natura volontaria. La Società italiana di medicina ambientale (Sima) colloca tra 350 e 600 vittime e conta oltre seimila ricoveri ogni anno. Su un punto le fonti però sono concordi: circa otto intossicazioni su dieci avvengono tra le mura domestiche. E il conto reale potrebbe essere più alto, perché non sempre l’avvelenamento è tempestivamente riconosciuto e diagnosticato.

Le vittime del 2026

La sera del 4 febbraio a Rughi, frazione di Porcari, in provincia di Lucca, quattro componenti della famiglia Kola – il padre di 48 anni, la madre di 43 e i figli di 22 e 15 – sono stati trovati senza vita in casa: l’ipotesi principale ha chiamato in causa una caldaia malfunzionante.

Lo zio, accorso per aiutarli, è stato ricoverato in gravi condizioni a Pisa e tre carabinieri sono rimasti lievemente intossicati.

Il 22 agosto ad Allumiere, nel Romano, un uomo e un ragazzo di 15 anni, venditori ambulanti arrivati in paese per il Palio, sono morti nello stand gastronomico in cui avevano deciso di dormire; gli accertamenti si sono concentrati su un generatore di corrente.

Negli anni, poi, la cronaca ha raccontato più volte di famiglie salvate in extremis dopo aver acceso un braciere in casa.
L’Istituto superiore di sanità ricorda che bracieri, fornelli e forni non vanno mai usati per riscaldare gli ambienti e che caldaie, stufe e canne fumarie sono da controllare e da pulire ogni anno, prima della stagione fredda. Generatori, griglie e fornelli da campeggio devono essere utilizzati soltanto all’aperto, perché in uno spazio chiuso nemmeno una finestra aperta basta a garantire la sicurezza.

I consigli degli esperti

Gli esperti consigliano inoltre di installare rilevatori di monossido, dispositivi economici che segnalano le concentrazioni pericolose ma che è importante sottolineare che non sostituiscono la manutenzione dei dispositivi. Se più persone della stessa casa accusano insieme i medesimi malesseri, bisogna aprire immediatamente le finestre, uscire all’aperto e rivolgersi immediatamente alle strutture sanitarie. Nei casi più seri la terapia di riferimento è l’ossigeno ad alta pressione somministrato in camera iperbarica.

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