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Giustizia

Csm, cambia la geografia del potere: avanzano le toghe progressiste, torna Cosimo Ferri

I risultati ufficiosi delle elezioni per il nuovo Consiglio Superiore della Magistratura premiano Area, Unicost e Autogoverno diffuso. Arretra Magistratura Indipendente, mentre il Parlamento deve ancora eleggere i dieci membri laici. Si apre la partita per la vicepresidenza

di Lino Sasso -


Il nuovo Consiglio Superiore della Magistratura prende forma e gli equilibri interni sembrano destinati a cambiare profondamente. Le elezioni dei componenti togati del Csm, secondo i risultati ufficiosi in attesa della conferma della Cassazione, segnano l’avanzata delle correnti progressiste e il ridimensionamento di Magistratura Indipendente. A conquistare un seggio è anche Cosimo Ferri, protagonista di un ritorno destinato a far discutere. Il nuovo assetto sposta il baricentro dell’organo di autogoverno della magistratura verso l’area progressista, mentre il Parlamento deve ancora eleggere i dieci componenti laici dopo la fumata nera di mercoledì. Una partita che si annuncia complessa, soprattutto per la scelta del futuro vicepresidente.

Avanzano Area e Autogoverno diffuso

Il dato politico più significativo delle elezioni del Csm è la flessione di Magistratura Indipendente, storicamente considerata la componente moderata della magistratura associata. A pesare sul risultato sarebbe stata soprattutto la concorrenza delle candidature indipendenti, che hanno frammentato il consenso e favorito l’affermazione di altre formazioni. A beneficiare di questa dinamica è stato in particolare l’Osservatorio dell’autogoverno diffuso, collegato a Magistratura Democratica e all’esperienza del consigliere uscente Roberto Fontana. Risultati importanti anche per Area Democratica per la Giustizia e Unicost, che insieme ai rappresentanti dell’Osservatorio contribuiscono a ridisegnare gli equilibri interni di Palazzo Bachelet, nuova sede del Csm. La nuova composizione sembra dunque delineare una prevalenza delle sensibilità progressiste, difficilmente compensabile attraverso la sola elezione dei componenti laici da parte del Parlamento.

Il ritorno di Cosimo Ferri

Tra i protagonisti della nuova consiliatura spicca Cosimo Ferri, figura di lungo corso della magistratura e della politica italiana. Già componente del Consiglio Superiore della Magistratura, Ferri ha guidato Magistratura Indipendente e l’Associazione nazionale magistrati, prima di ricoprire l’incarico di sottosegretario alla Giustizia nei governi Letta, Renzi e Gentiloni. La sua rielezione rappresenta un ritorno di peso nell’organo di autogoverno delle toghe, in un contesto caratterizzato dall’affermazione di una nuova generazione di magistrati. Molti degli eletti, infatti, provengono da esperienze operative sul territorio, con percorsi professionali maturati negli uffici giudiziari più che nelle strutture associative delle correnti. Un ricambio che potrebbe incidere anche sulle dinamiche interne del Consiglio e sulle scelte riguardanti gli incarichi direttivi e l’organizzazione della giustizia.

I 20 magistrati eletti: tutti i nomi

Secondo le elaborazioni ufficiose dei dati degli scrutini, ancora in attesa della conferma della Corte di Cassazione, Area Democratica per la Giustizia conquista sette seggi, mentre Unicost e Magistratura Indipendente ne ottengono quattro ciascuna. Tre consiglieri sono riconducibili all’Osservatorio dell’autogoverno diffuso, uno a Magistratura Democratica. Completa il quadro Cosimo Ferri.

Tra gli eletti di Area figurano Egle Pilla, Eugenio Albamonte, Gianluca Di Leo, Roberto Arata, Chiara Gallo, Ilaria Casu e Maria Cristina Ornano.

Per Unicost risultano eletti Giuliano Caputo, Valeria Ciampelli, Pietro Indinnimeo e Daniela Monaco Crea. Magistratura Indipendente porta nel Consiglio Stefano Buccini, Maria Ilaria Romano, Maria Tiziana Balduini ed Ernesta Occhiuto.

L’Osservatorio dell’autogoverno diffuso esprime Giovanni Nardecchia, Roberta Amadeo e Pier Paolo Lanni. Completano l’elenco Glauco Zaccardi, indicato per Magistratura Democratica, e Cosimo Ferri.

I componenti laici e la partita della vicepresidenza

Resta aperto il capitolo dei dieci componenti laici del Csm, che devono essere eletti dal Parlamento in seduta comune. La votazione di mercoledì si è conclusa senza risultati, confermando le difficoltà nel raggiungere un accordo sui nomi. Il confronto tra le forze politiche potrebbe richiedere ulteriori passaggi, anche alla luce degli equilibri emersi dalle urne tra i magistrati. Particolarmente delicata sarà la scelta del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, eletto dal Csm tra i componenti laici. Per la maggioranza di centrodestra si tratta di una partita politicamente rilevante, ma il nuovo peso delle correnti progressiste tra i togati rende più difficile immaginare un riequilibrio complessivo dell’organo.

Una cosa, però, appare già evidente: il nuovo Consiglio nasce con rapporti di forza diversi rispetto al passato, destinati a pesare sulla gestione dell’autogoverno della magistratura.

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