Usa, verso il voto di metà mandato: le mosse “perfette” di Melania Trump nella corsa alle urne
Alla vigilia delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, il volto su cui la Casa Bianca ha scommesso di più non è quello del presidente Trump, ma quello di sua moglie. In pochi giorni Melania Trump ha presentato un piano per la salute femminile e rivendicato una tregua umanitaria in Ucraina: due mosse lontane solo in apparenza, che compongono in realtà, un unico disegno.
La salute delle donne
Il 19 ottobre, nel Giardino delle Rose, la first lady ha illustrato l’ordine esecutivo, firmato al suo fianco dal marito, che istituisce una divisione per la salute femminile presso i National Institutes of Health e una task force guidata dalla capo di gabinetto Susie Wiles e dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. Ricerca sulle malattie che colpiscono soprattutto le donne, uso dell’intelligenza artificiale e cure accessibili a tutti sono i cardini del piano, che però non indica fondi e cancella l’analoga iniziativa di Jill Biden.
La tempistica parla da sé e nulla ha a che vedere con il caso. Secondo un’indagine di Bellwether Research su oltre 1.600 donne, appena il 32 per cento approva l’operato del presidente Trump, mentre il gradimento complessivo rilevato da Reuters/Ipsos a metà ottobre è sceso al 31 per cento, il minimo della sua carriera politica. Un segnale d’allarme per un partito che ricorda bene il 2018, quando nel primo test di metà mandato dell’era Trump le donne premiarono i democratici con 19 punti di margine.
La first lady e il canale con Mosca
L’altro fronte da non sottovalutare è l’operato della first lady nei confronti della politica estera. Nell’agosto 2025 Melania affidò al marito, diretto al vertice di Anchorage, una lettera indirizzata a Vladimir Putin sui bambini ucraini travolti dalla guerra. Il leader russo rispose per iscritto e da allora, secondo la first lady, tra i due esiste un canale diretto, apprezzato anche da Olena Zelenska, che le ha fatto recapitare una lettera di ringraziamento. Il suo ufficio attribuisce a quella mediazione il ricongiungimento di 34 minori con le famiglie di origine: un risultato non idifferente, ma esiguo se confrontato con gli oltre 19 mila casi di deportazione segnalati in Ucraina.
Il 23 ottobre la Casa Bianca ha annunciato che proprio Melania aveva ottenuto un cessate il fuoco a Oleshky, cittadina occupata nella regione di Kherson, per far entrare gli aiuti umanitari ed evacuare i civili, in gran parte anziani rimasti senza cibo, acqua e medicine. Un caso senza precedenti, infatti, mai prima una pausa dei combattimenti tra i due Paesi era nata da una mediazione statunitense così esplicita. La tregua è durata dal 27 ottobre al 1° novembre e ha consentito di mettere in salvo circa 800 persone. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha riconosciuto il contributo della first lady, Putin le ha fatto arrivare la propria gratitudine tramite l’inviato Steve Witkoff e l’ombudsman ucraino Dmytro Lubinets ne ha confermato il ruolo.
Il nodo del merito
Un quadro che sembrerebbe idilliaco, ma non mancano ombre. Il 16 ottobre scorso, Papa Leone XIV aveva telefonato a Putin chiedendo proprio una tregua per Oleshky, ma la nota della Casa Bianca lo ha ignorato, presentando Melania come “intermediaria esclusiva”. Una scelta che ha alimentato le tensioni con il Vaticano e rischia di influire non poco tra gli elettori cattolici, già ostili verso il presidente Usa. Lo Stato maggiore ucraino, inoltre, ha accusato le truppe russe di aver sfruttato la pausa per rafforzare le proprie posizioni. Analizzando la situazione ulteriormente verrebbe da pensare che il filo diretto con il Cremlino, prezioso sul piano umanitario, offre anche a Mosca un interlocutore utile, oltre che un’occasione di mostrarsi ragionevole agli occhi di Washington – e non solo.
Una strategia a tappe ragionate
Letti in sequenza, questi passi rivelano una regia precisa. Prima la costruzione di un profilo istituzionale autonomo, dal sostegno al Take It Down Act contro le immagini intime create con l’intelligenza artificiale alla causa dei bambini ucraini. Poi la diplomazia umanitaria, che restituisce un’immagine di pace a un presidente che aveva promesso di chiudere in fretta il conflitto. Infine la salute femminile, il tema più vicino alle elettrici. Non a caso gli ultimi due annunci sono arrivati a soli quattro giorni di distanza, nel pieno delle ultime due settimane di campagna. È una logica che la storia americana conosce bene, da Eleanor Roosevelt a Hillary Clinton: la first lady, non eletta né retribuita, come ponte verso chi non riesce a raggiungere.
Fin dove può arrivare?
A marzo un sondaggio Cnn/Ssrs ha attribuito a Melania un saldo di gradimento negativo di 12 punti, il peggiore per una first lady moderna, smentendo la tradizione che vuole le mogli dei presidenti più amate dei mariti. Una tregua lontana e un piano senza fondi difficilmente cancellano anni di offese e processi, né cambiano il giudizio sul carovita. La carta Melania può “ammorbidire” l’immagine del presidente tra le moderate e mobilitare la base repubblicana, ma difficilmente ribalterà da sola un voto che si annuncia come un referendum su Trump. Lei stessa, dopo aver votato in anticipo a Palm Beach, non ha escluso un viaggio in Ucraina. Un segno che gli obiettivi della first lady guardano già oltre il 3 novembre.
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