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Attualità

Halloween, la maschera dell’oblio sul giorno dei morti

di Giulia Panasia -


È un mistero come il 31 ottobre riesca ad affascinare migliaia di persone. In tutto il mondo ed anche in Italia echeggia nelle strade il ritornello “dolcetto scherzetto” d’oltreoceano.

Sarà l’atmosfera ottobrina e l’avvicinarsi dell’inverno a offrire quella connotazione da film horror,  con le strade ed i  negozi  arredati a tema tra decorazioni spettrali e con  outfit mostruosi sapientemente ricercati.

Un’attenzione al terrificante, allo spaventoso, alla ricerca dell’euforia che il brivido può dare.

Le città pullulano di zucche traforate, con candele incandescenti, volti coperti da trucco color sangue, macchie di ombretti sbavati, occhi dipinti come i crani messicani dei “dia de los muertos”.

Celebriamo una festa macabra, Il gusto sadico e noir dell’avvicinarsi al regno dei morti, per un giorno.

I ciottoli delle città più affollate al mondo, i cimiteri, non echeggiano del chiasso di Halloween; lì regna un silenzio tombale ed i fiori appassiti raccontano di un affetto abbandonato.

Halloween arriva puntuale ogni anno, con la maschera più grottesca ed in voga del momento.

Eppure, Halloween non nasce come una festa consumistica, affonda le proprie radici in Samhain, l’antico capodanno celtico, quando era credenza che la distanza tra il regno dei vivi e dei morti si facesse più sottile. Lo stesso nome All Hallows’ Eve, significa vigilia di Ognissanti.

Il 2 novembre, invece, la nostra commemorazione dei defunti passa come una giornata fantasma, invisibile e silenziosa.

La tradizione

In Sicilia è ancora tradizione che il due novembre i bambini ricevano doni portati dai defunti, in passato frutta martorana, oggi giocattoli di tendenza.

Un gesto per trasmettere l’idea che anche chi non c’è più continui a prendersi cura della famiglia, in particolare della sua parte più fragile e pura, i bambini.

Un ponte per avvicinarsi ad un regno che fa tanto paura, ma che andrebbe vissuto come una continuazione, una mano tesa per insegnare a non temere la morte ma ad onorare il ricordo stesso dei defunti coltivando la speranza che ci sia altro oltre la vita terrena.

Mentre i locali e le discoteche si popolano di ragazzi travestiti da streghe, zombie, tra musiche dark e scenografie lugubri, i cimiteri, luoghi della memoria, vengono ricordati appena una volta l’anno.

Ma che memoria è se così effimera da durare un giorno soltanto?

Travolti da una vita scadenzata da impegni e frenesia, finiamo per dimenticarci di ricordare la ricorrenza, diversamente, il locale dove cenare o dove festeggiare Halloween lo prenotiamo e lo fissiamo in agenda con largo anticipo.

Onorare la memoria

Quale giustificazione tentiamo di dare a noi stessi quando ci ricordiamo di tutto tranne di chi non c’è più ma che per noi c’è stato? O forse il ricordo lo concediamo solo quando ci ruba poco tempo?

E se queste feste dovessero davvero servire a ricordarci che c’è altro oltre la morte, perché una volta seppellito chi non c’è più, seppelliamo insieme a lui anche il ricordo?

Per onorarne la memoria non è certo necessario andare spesso al cimitero, a volte basta seguire l’esempio di chi non c’è più, tenerlo vivo nei pensieri, ritrovarlo in un gesto o in un’emozione che ci torna in mente.

Perché il ricordo è qualcosa che ci appartiene, un’eredità di chi è veramente vissuto, Halloween non ce l’ha donato nessuno ma ce l’hanno propinato come un “dolcetto” commerciale, e lo “scherzetto” in fondo lo facciamo a noi stessi, lasciandoci cadere nella trappola.

Forse la vera maschera non è quella di Halloween, ma quella che indossiamo ogni giorno per non guardare in faccia la realtà.

Ci illudiamo che feste e distrazioni rendano la vita più meritevole di essere vissuta, più accattivante, finché non ci accorgiamo di essere anche noi di passaggio e che ciò che conta davvero è ciò che facciamo e che lasciamo a chi verrà dopo, la nostra impronta in questo mondo.

Un pensiero

E quando scocca la mezzanotte del 31 ottobre e le maschere cadono, cosa ci rimane davvero tra le mani, oltre a quel dolcetto?

Eppure, basterebbe davvero poco, un minuto di raccoglimento, un fiore fresco, un pensiero sincero.

A chi non c’è più, perché non se n’è mai andato del tutto.

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