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Economia

Midterm, Usa al voto: cosa può cambiare

Dall'energia ai data center, passando per riarmo e guerre: tutti gli scenari nel mondo

di Giovanni Vasso -


Gli americani vanno al voto delle Midterm e, a quanto pare, hanno le idee chiare. Gli orizzonti possibili, in buona sostanza, sono tre. Trump vince tutto (improbabile, secondo i sondaggi), Trump pareggia (i Dem vincono alla Camera dei Rappresentanti ma non gli strappano il Senato), Trump perde (l’onda blu conquista l’intero Congresso).

Midterm, lo scenario dei mercati

Innanzitutto, storicamente, ai mercati piace la stabilità. Con Trump, va riconosciuto, non l’hanno mai trovata. Lo scenario, da sempre, che preferiscono a Wall Street è quello del congresso diviso con il presidente costretto a barcamenarsi tra la sua agenda e i checks and balances parlamentari. C’è un problema, però. Sì, perché i dem hanno ritrovato nuovo vigore (e consensi) dai territori che si oppongono ai data center e alle grandi infrastrutture digitali. E considerando che è quella tech la leva più solida nel mondo finanziario, potrebbero registrarsi contraccolpi in grado di farsi sentire ben fuori i già amplissimi confini americani. Dipenderà (e tanto) dall’entità della vittoria (se arriverà) dei blu. E poi bisognerebbe valutare la tenuta di Trump sulla politica fiscale (tasse ai miliardari, grande cavallo di battaglia dem) di fronte a un’opposizione in grado di dargli filo da torcere.

La Cina aspetta, l’Europa spera

La questione tech richiama, naturalmente, i rapporti con la Cina. Che, a oggi, è l’unica potenza globale che si può permettere il lusso di restarsene a guardare. Con attenzione, si capisce. Ma senza eccessivi timori. A differenza dell’Europa. Con i democratici in gran spolvero, l’Ue si ritroverebbe a poter contare su maggiori finanziamenti e sostegno alla causa dell’Ucraina. Non ci sarebbe alcun accordo “forzato” con Mosca. Si potrebbe, di conseguenza, immaginare come reale lo scenario di tanti analisti: con i dem a sbarrargli la strada, Trump non smobiliterebbe la Nato così facilmente (e velocemente) dall’Europa. Fatto, questo, che non costringerebbe gli Stati europei a esasperare quella corsa al riarmo in cui si sono lanciati, con tutto ciò che ne deriva in termini di tenuta del debito pubblico e piazze che ribollono. Eppure, alla Casa Bianca, rimarrebbe il tycoon. E in caso di sconfitta sarebbe più furioso di prima.

Tra dazi e Iran

Già adesso, raccontano i retroscenisti Usa, urla e sbraita contro collaboratori e staff. I nodi, a questo punto e coi democratici in grado di porgli un freno, sono sostanzialmente due. Dazi e Iran. Le tariffe già costano un’iradiddio all’economia europea. E no, non è solo in termini di mancati incassi ma di futuro e prospettive. L’industria del Vecchio Continente investe in maniera sempre più massiccia negli States per dribblare le gabelle doganali e, poiché la coperta è sempre corta, finirà per dover tagliare gli investimenti altrove. E poi c’è Teheran. Che vuol dire energia, rifornimenti strozzati e prezzi da capogiro per una materia prima necessaria. Un successo dei dem potrebbe indurre la Casa Bianca ad andarci coi piedi di piombo, in Medio Oriente. E solo Dio sa quanto finirebbe per costare, a un’Europa già squattrinata, l’offensiva “finale” che Trump promette ormai da settimane dopo le elezioni.

Sicuri che cambiano gli obiettivi di fondo?

C’è poco da illudersi, però. Oggi parliamo dei dazi brutti e cattivi di Trump, ma ieri ci ritrovammo con l’Ira di Biden che sottrasse investimenti tech all’Europa (Intel, addio) in nome del green e della sostenibilità. Due soluzioni diverse per perseguire lo stesso identico obiettivo. La verità è che la (grande) attesa europea in vista delle midterm Usa restituisce il quadro di un continente che s’è fatto ancora più piccolo.


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