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Cristiano Ronaldo lascia il Portogallo, dopo 23 anni anche le leggende devono togliersi la maglia

di Angelina De Santis -


Cristiano Ronaldo ha passato buona parte della vita a convincere il mondo di essere il migliore, riuscendoci abbastanza spesso da trasformare la propria ambizione in una questione di interesse nazionale. Adesso, a 41 anni, arriva la notizia del suo addio alla nazionale portoghese, dopo 23 anni durante i quali ha fatto praticamente tutto quello che un calciatore può desiderare. Ha vinto, ha perso, ha fatto discutere e soprattutto ha segnato gol in quantità industriale, lasciando agli avversari il fastidio di doverlo ammettere.

Il congedo

Il congedo sarebbe arrivato attraverso un video sui social, con tanto di ricordi e ringraziamenti. Del resto, quando ci si chiama Cristiano Ronaldo, anche un addio richiede una certa attenzione alla scenografia. La maglia numero sette, diventata un marchio riconoscibile persino da chi considera il calcio una perdita di tempo, torna al centro del racconto. «Volevo essere il migliore», avrebbe spiegato. Una dichiarazione che, nel suo caso, somiglia più a un programma rispettato che a un desiderio giovanile.

Le incomprensioni

Certo, gli ultimi tempi avrebbero avuto qualche turbolenza di troppo. Le ricostruzioni parlano di incomprensioni con la guida tecnica e di un rapporto diventato progressivamente complicato. Del resto, gestire un campione abituato a essere indispensabile richiede una diplomazia che raramente si insegna nei corsi per allenatori. E anche per Ronaldo deve essere stato difficile accettare che, a un certo punto, qualcuno potesse immaginare il Portogallo facendo altri calcoli.

I trofei con il Portogallo

Restano gli Europei conquistati nel 2016, con quella finale contro la Francia vissuta soprattutto dalla panchina dopo l’infortunio, e le Nations League del 2019 e del 2025. Restano i record internazionali, una carriera cominciata nel 2003 e l’impressione che per oltre vent’anni il Portogallo abbia avuto un giocatore capace di attirare su di sé attenzioni normalmente riservate a un’intera squadra.

L’ossessione per i 1000 gol

Adesso Ronaldo continuerà a giocare con l’Al-Nassr, in Arabia Saudita, dove lo aspetta ancora l’ossessione dei mille gol. Perché il problema dei campioni di questa categoria è che il calendario continua a scorrere anche quando loro avrebbero parecchie obiezioni da sollevare. E Cristiano, che ha sempre considerato il secondo posto una forma particolarmente offensiva di sconfitta, sembra avere ancora qualche conto aperto con il pallone.

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