L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Sociale

Reati sessuali, pillole contro la libido in carcere: la proposta di Londra che divide l’Europa

Dal dicembre 2028 il Regno Unito punta ad estendere a migliaia di detenuti i farmaci che abbassano il desiderio sessuale

di Priscilla Rucco -


Il Regno Unito si prepara ad estendere alle carceri di Inghilterra e Galles i farmaci che riducono il desiderio sessuale nei condannati per reati a sfondo sessuale. La notizia, anticipata dal Guardian sulla base di fonti governative, colloca la possibile partenza su scala nazionale alla fine del 2028.

A parlare di tempi e numeri è Belinda Winder, docente di psicologia forense alla Nottingham Trent University, che da anni valuta l’efficacia di questi trattamenti negli istituti britannici. Secondo la studiosa il ministero della Giustizia potrebbe essere pronto entro dicembre 2028, se i dati intermedi confermeranno le attese, e la platea corrisponderebbe a circa un condannato su quattro: 3.750 persone sulle 15 mila che oggi scontano una pena per reati sessuali in Inghilterra e Galles.

Regno unito: come funziona il trattamento?

Il protocollo non prevede un farmaco unico. Si combinano due famiglie di molecole: gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, gli Ssri usati contro depressione e ansia, che attenuano i pensieri sessuali intrusivi, e gli anti-androgeni, che deprimono la produzione di testosterone e con essa la spinta erotica. Il bersaglio clinico è la cosiddetta eccitazione sessuale problematica, in cui l’ossessione diventa pervasiva e disorganizza la giornata. La sperimentazione, nata nel carcere di Whatton, sarà estesa in autunno a venti istituti. Winder insiste: senza clinici formati, percorsi di invio chiari e sostegno psicologico accanto alla pillola, il modello non può essere sostenuto.

Sull’argomento non mancano i contrari. Gli anti-androgeni possono provocare aumento di peso, perdita di massa muscolare, riduzione della densità ossea, stanchezza e umore depresso. E resta la domanda che forse, ci poniamo tutti: sospesa la terapia, che cosa succede? La spinta a delinquere e a stuprare può ripresentarsi, perché il farmaco agisce sul sintomo e non sulla struttura di personalità di chi abusa per dominio o per rabbia.

La pressione politica

Di grande peso c’è la pressione sulle carceri britanniche. Il governo guidato da Andy Burnham, in carica dal 20 luglio, guarda all’ampliamento volontario anche come leva per alleggerire gli istituti. Al tempo stesso, secondo il Guardian, l’esecutivo sta rivalutando l’ipotesi della somministrazione obbligatoria per stupratori e pedofili, annunciata mesi fa da Shabana Mahmood quando guidava la Giustizia e oggi ministro dell’Interno. Il dicastero è passato ad Alex Norris.

Il confronto internazionale

Il Regno Unito, però, non è un caso isolato su questo fronte. In Danimarca e in Germania la soppressione farmacologica della libido è possibile solo con il consenso dell’interessato; in Francia rientra nel controllo giudiziario successivo alla pena – previo accordo del condannato. La Polonia ha invece scelto la via dell’obbligo per gli autori di abusi su minori, mentre nel 2010 la Corea del Sud è diventata il primo Paese asiatico a legiferare in materia. Diversi Stati americani prevedono forme analoghe, spesso legate alla libertà condizionale.

E in Italia che cosa facciamo?

Nel nostro ordinamento la castrazione chimica non esiste, né volontaria né imposta. L’articolo 32 della Costituzione vieta trattamenti sanitari obbligatori fuori dai casi previsti dalla legge e nel rispetto della persona. Lo strumento vigente è l’articolo 13-bis dell’ordinamento penitenziario: i condannati per reati sessuali, maltrattamenti e atti persecutori possono aderire a un trattamento psicologico di recupero, la cui partecipazione viene poi valutata per l’accesso ai benefici. La legge 69 del 2019 ne ha allargato la platea e la manovra per il 2025 ha finanziato l’ingresso di psicologi dedicati al trattamento intensificato cognitivo comportamentale.

Le proposte di legge sulla castrazione farmacologica si ripetono dal 2018 e sono tornate in Senato nel 2023 su iniziativa della Lega, senza mai approdare a un voto: parte della stessa maggioranza le considera incompatibili con il divieto di pene corporali. Intanto i numeri restano pesanti: al 28 luglio 2026, secondo Antigone, negli istituti italiani erano presenti 64.741 detenuti a fronte di 46.343 posti realmente disponibili, con un affollamento reale del 139,7 per cento.

Il quesito sul quale riflettere, non è la decisione tra il farmaco e il “nulla”. È tra una scorciatoia chimica e un percorso trattamentale serio, che richiede personale, tempo, risorse e volontà di attuazione. Londra prova a tenere insieme tutte le cose. L’Italia, per ora, discute e intanto, gli stupri sono all’ordine del giorno.

PER TUTTE LE ALTRE NEWS DI ATTUALITA’


Torna alle notizie in home