Ceuta, famiglie al confine in cerca dei figli
Fnideq, 3 ago. (askanews) – Decine di famiglie aspettano lungo la barriera che separa Fnideq dal mare, in cerca di notizie dei parenti entrati a Ceuta. Alcuni giovani tornano e riabbracciano i genitori, mentre altri risultano ancora nell’enclave spagnola. In mare i controlli sono stati rafforzati e le autorità spagnole hanno installato una barriera galleggiante lungo il confine.
Hamza Raissouni, pescatore: “Ho perso in mare le dosi di insulina di mio figlio mentre lo portavo sulle spalle verso Ceuta. Quando siamo arrivati, la glicemia era salita moltissimo. Per fortuna è intervenuta un’ambulanza e mi hanno rassicurato sulle sue condizioni. Poi sono tornato qui, perché ho quattro figli e lui è l’unico malato. Ora lo aspetto con i suoi medicinali, sperando che possa essere dimesso presto”.
Rachida Mamakh, madre di Zouhair, 23 anni: “Chiedo alle autorità marocchine, che stanno svolgendo il loro lavoro, di sollecitare la popolazione di Ceuta ad aiutare questi giovani. Laggiù sono abbandonati a loro stessi, senza cibo né acqua e vengono anche maltrattati. Prego Dio e mi appello a Sua Maestà perché faccia tutto il possibile per riportare a casa i nostri figli, perché sono veramente perduti”.
Samia Rahmani, dipendente di una società di catering: “Mia figlia era stata portata lì da qualcuno e suo fratello l’aveva raggiunta. Dopo essermi assicurata che fossero entrambi al sicuro, dovevo ancora trovare il mio figlio maggiore. Non avevo sue notizie finché non ho visto la sua fotografia in un gruppo WhatsApp. Mi hanno detto che era con alcuni giovani marocchini che vivono a Ceuta. Quando l’ho chiamato, mi ha detto che era già tornato a Tetouan. Così gli ho risposto che sarei tornata anch’io”.
Torna alle notizie in home