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Come “il più piccolo dei semi”, Leone XIV nel solco di Ratzinger

Il Papa da Piazza della Libertà a Castel Gandolfo ricorda anche Sant'Agostino e le parole dell'allora cardinale Joseph Ratzinger.

di Andrea Canali -


Assumere “uno stile evangelico” senza contrapporsi “frettolosamente con giudizi arroganti”, senza imporsi “con il potere e con la forza” e senza perdere “la fiducia nell’opera di Dio”. Con queste importanti parole il Santo Padre, Leone XIV, si è espresso, domenica 19 luglio, da Piazza della Libertà a Castel Gandolfo durante la consueta preghiera dell’Angelus domenicale.

Leone XIV parla ai fedeli del Regno dei cieli descritto da Gesù

Papa Prevost ha voluto divulgare, ai numerosi fedeli accorsi ad ascoltare le sue parole, il passo del Vangelo di Matteo (13,24-43) mediante il quale vengono raccolte e spiegate le diverse parabole con cui Gesù descrive il Regno dei cieli.

Tre le immagini con cui il Messia, dopo la parabola del seminatore, parla alle folle: il grano buono e la zizzania, il granello di senape, il lievito nella farina. Racconti, spiega il Vescovo di Roma, che richiamano non solo l’arrivo del Regno di Dio nella storia, ma “il suo agire nella vita degli uomini, il modo in cui cresce, si espande e trasforma il mondo dal di dentro”.

In tal modo Gesù “mette in guardia” dalla tentazione di pensare a Dio come “a una figura potente, che si impone con la forza, che occupa lo spazio per dominare, che arriva in modo trionfante”.

Ma, al contrario, il Pontefice statunitense sembra voler porre l’attenzione circa la piccolezza, segno dell’amore sconfinato che Dio nutre nei confronti della umanità e che, nella sua sconfinata misericordia, nonché del libero arbitrio che lascia, appunto, agli uomini, affinché ci possa lasciare liberi di accogliere o rifiutare la sua parola e aggiungiamo, per saper distinguere il bene dal male.

Infatti, a tal fine, ricorda il Vicario di Roma, “il Regno di Dio si diffonde anche in mezzo alla zizzania” e chiede uno sguardo “capace di cogliere il bene che germoglia anche fra le oscurità del male, senza giudicare tutto e subito”. Come “il più piccolo tra i semi” domanda la pazienza di saper “accompagnare” i processi, per riconoscerlo “nella piccolezza del quotidiano e nella semplicità della vita ordinaria”. E cresce “in modo invisibile come il lievito nella farina”, liberando dallo scoraggiamento e invitando “ad avere fiducia” anche quando “sembra che Dio sia assente”.

Riprese le parole dell’allora cardinale Joseph Ratzinger

Al termine dell’Angelus, il saluto ai fedeli riuniti in piazza a Castel Gandolfo, Il Papa richiama le parole dell’allora cardinale Joseph Ratzinger, quando in un discorso tenuto nel 2000 al Convegno dei catechisti e dei docenti di religione invitava a sottomettersi alla “logica del seme”, che “non è quella del successo e della grandezza” ma chiede di farsi “piccoli e di servire la vita delle persone”.

Sempre nella suggestiva cornice di Castel Gandolfo, a margine del Concerto organizzato presso il Palazzo Apostolico dalla Diocesi Suburbicaria di Albano il Santo Padre, ha rivolto parole di saluto con le quali ha voluto ringraziare i fedeli presenti dicendo: “avere l’opportunità di radunarci per un’occasione come questa è veramente un dono grande, perché ci fa ricordare che c’è di meglio e che quando vogliamo, tutti insieme, possiamo donare la bellezza, che dal cuore ci aiuta a elevarci verso Dio”.

Prevost, altresì, ha voluto rimarcare il motto del viaggio recentemente effettuato in Spagna: “Alzad la mirada”. “Alziamo gli occhi, lo sguardo, verso il Cielo. La musica, l’arte, la bellezza sono veramente un messaggio universale e uno strumento che ci aiuta a guardare verso Dio, con un movimento che è veramente una delle parti migliori dell’essere umano e aggiungiamo che non deve mai ricordarsi di essere”.

Pertanto, rispetto all’indubitabile slancio spirituale del canto, già Sant’Agostino affermava: “chi canta prega due volte”.

La visita a sorpresa del Papa

Concludiamo evidenziando anche la visita privata e a sorpresa, che Leone XIV ha effettuato lo scorso 20 luglio, all’Abbazia di Montecassino.

Durante tale visita, ha pregato sulla tomba di San Benedetto (patrono d’Europa) affiancando la comunità monastica per invocare la pace, in quelle regioni del mondo dove ci sono conflitti e violenza. Sì, proprio la pace, che sembrerebbe tanto ricercata quanto poco apprezzata dalle genti del terzo millennio.

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