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Giustizia

Con la riforma della giustizia il Csm riacquista autorevolezza

di Giuseppe Ariola -


I veri protagonisti del referendum sulla riforma della giustizia saranno senza dubbio i cittadini. Ovvero quanti sono chiamati a esprimersi il 22 e 23 marzo. Al momento però una assoluta centralità è stata assunta dalla magistratura. I cui componenti pure si recheranno alle urne, ma che sono parte in causa della riforma. Un dato sul quale ha posto l’accento Alessandro Sallusti, portavoce del comitato ‘Sì Riforma’ nel lanciare lo slogan scelto per la campagna referendaria: ‘Questa volta il giudice sei tu’. Sallusti ha ricordato un principio che dovrebbe essere scontato. Ma che non necessariamente lo è a ben guardare le modalità e i toni assunti dalle toghe schierate in difesa del mantenimento dello status quo. “Qualsiasi riforma – ha evidenziato – non viene fatta e attuata nell’interesse di chi la deve amministrare, ma nell’interesse di chi ne deve beneficiare”.

Il Csm come parlamentino delle correnti delle toghe

Un concetto se vogliamo banale ma che è, invece, opportuno ribadire visto il livello di scontro già raggiunto dalla campagna referendaria che vede l’Anm sul piede di guerra. Ma davvero tutti i magistrati sono contrari alla riforma della giustizia? Il ministro Nordio non sembra esserne affatto convinto. Secondo il Guardasigilli, molti di loro “sono d’accordo con la riforma, ma non hanno il coraggio di esprimersi perché nello stato attuale chi comanda all’interno del Csm sono le correnti”. Una visione condivisa da Nicolò Zanon, già vicepresidente della Corte costituzionale, che comitato Sì Riforma è il presidente. Per il giurista il Csm è “diventato negli anni il parlamentino delle diverse correnti organizzate delle toghe, centro di potere e di controllo sulla carriera di tutti i magistrati italiani”. Perdendo così tutta la sua indipendenza e autorevolezza di organo di garanzia a favore di logiche di appartenenza correntizia capaci di fare il bello e il cattivo tempo.  

Con la riforma della giustizia le correnti escono dal Csm

E sul sorteggio dei componenti del Csm previsto dalla riforma della giustizia il giurista è ancora più duro. Soprattutto nel mettere in luce quella che suona come una evidente contraddizione di chi ritiene che questa modalità mortifichi il merito. Come giustamente sostiene Zanon, “l’idea che solo il metodo elettivo garantisca la selezione dei migliori è non solo falsa, ma offensiva per i magistrati. Vorrebbe dire ammettere che negli uffici giudiziari restano i peggiori a rendere giustizia ai cittadini”. L’auspicio è che non sia così. E che chiunque si ritrovi un’aula di tribunale possa contare sulla competenza e le capacità di chi in quel luogo svolge il proprio lavoro. Non che ci sia rimasto perché è meno bravo di chi, sostenuto dalle correnti, è andato a svolgere incarichi che hanno a che vedere con le sole sorti dei magistrati e non di tutti gli italiani.


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