Conte getta la maschera: no al campo largo, sì a quello progressista
Giuseppe Conte archivia anche nel linguaggio l’idea del campo largo e indica la strada per sfidare il centrodestra: un campo progressista fondato prima sul programma e poi sulla scelta del candidato premier. Il leader M5S rinvia anche il nodo delle primarie: "A tempo debito"
Giuseppe Conte getta la maschera sul futuro delle alleanze e mette un altro paletto sulla strada che dovrebbe portare il centrosinistra alle prossime elezioni politiche. Per il presidente del Movimento 5 Stelle non bisogna parlare di campo largo, formula utilizzata ormai da tempo per indicare la possibile coalizione alternativa al centrodestra, ma di campo progressista. Una differenza che potrebbe sembrare soltanto lessicale, ma che nelle intenzioni dell’ex presidente del Consiglio assume un significato squisitamente politico. Conte dice di non volere una coalizione nella quale l’obiettivo principale sia allargare il perimetro per sommare più voti possibile. Prima vengono i contenuti, poi i confini dell’alleanza, sostiene. Ma il sospetto è che la mossa non sia solo lessicale, ma miri ad arginare tutta l’area centrista e moderata dell’opposizione.
Le parole di Conte
“Campo largo è una vostra espressione, io preferisco definirlo campo progressista”, ha spiegato Conte durante un punto stampa a Cerisano, nel Cosentino. Il leader pentastellato chiarisce anche la differenza tra le due formule. Il campo largo, sostiene, rappresenta essenzialmente “una misura quantitativa di estensione”, mentre parlare di campo progressista significa immaginare “un programma coerente, solido, alternativo” all’attuale maggioranza. Una presa di posizione destinata inevitabilmente a riaprire la discussione sul perimetro dell’alleanza tra Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e le forze centriste. Perché stabilire che l’identità della coalizione debba essere esplicitamente progressista significa anche alzare l’asticella per chi intende parteciparvi. Insomma, potrebbe voler dire chiudere la porta a quell’universo che va da Renzi a Onorato, da Ruffini a (eventualmente) Calenda.
Il messaggio agli alleati e il nodo dei centristi
È probabilmente proprio questo il peso maggiore delle parole di Conte. Da mesi nel centrosinistra si discute della possibilità di costruire un fronte sufficientemente ampio da competere con la coalizione guidata da Giorgia Meloni. Ma resta aperta una questione fondamentale: fin dove può spingersi l’allargamento? Il Movimento 5 Stelle continua a rivendicare una forte caratterizzazione politica dell’alternativa, soprattutto sui temi sociali. Conte torna infatti a mettere al centro la redistribuzione della ricchezza, la tutela delle fasce più deboli e la lotta alle diseguaglianze. Insomma, un’agenda cicita perfettamente addosso alla già realizzata alleanza del blocco progressista che i pentastellati hanno stretto con Avs e con il Pd. O meglio, con quella parte dei dem che risponde a Schlein e che non si contrappongono al lento scivolamento a sinistra che la segretaria ha imposto al partito.
Primarie e candidato premier
Ma il vero nodo resta quello della leadership della coalizione. Chi guiderà il fronte progressista contro il centrodestra? Elly Schlein? Giuseppe Conte? Oppure un terzo nome in grado di mettere d’accordo le diverse anime dell’alleanza? Conte, almeno ufficialmente, non vuole ancora aprire la partita. “Il fronte progressista non si interroga sulle primarie. Siete voi giornalisti che ce lo chiedete ogni giorno”, ha affermato. La priorità, secondo il presidente dei 5 Stelle, è piuttosto mettere a punto il programma. Un’esigenza che però non risolve il problema della ledership, semplicemente lo rinvia. Tanto più che, vista l’ambizione dei contendenti, è difficile immaginare che la scelta del candidato per Palazzo Chigi possa essere risolta senza un confronto tra i due principali leader dello schieramento. Anche perché Conte ha chiarito che la formula del partito con più consensi che esprime il leader dell’alleanza non è un’opzione.
Prima il programma, poi la sfida per la leadership
Conte indica anche le prossime tappe. Il Movimento 5 Stelle completerà il percorso di confronto avviato nei mesi scorsi con l’evento Nova, in programma il 19 e 20 settembre a Milano. Soltanto dopo dovrebbe iniziare una fase più serrata di confronto con gli alleati “per definire un programma condiviso”, ha annunciato. Quanto al candidato premier, nessuna accelerazione: “Lo vedremo a tempo debito”. La strategia appare dunque chiara: prima definire l’identità politica e programmatica della coalizione, poi stabilire chi dovrà guidarla. Ma proprio il sottolineare questa strategia anticipa uno dei terreni sui quali potrebbe consumarsi un secondo confronto.
Cosa si cela dietro le parole di Conte
Con la scusa di evitare un’alleanza nella quale la necessità di allargare il fronte prevalga sulla sua identità, Conte vuole in realtà smarcarsi dai centristi e, in caso, ‘inglobarli’ solo in secondo momento. In questo modo, giocherebbe la sfida per la leadership su un terreno a sé più congeniale. Chiudendo di fatto le porte delle primarie a tutt l’area moderata del centrosinistra. Quella che mai lo voterebbe, per intenderci. Ecco perché il campo largo, almeno nel vocabolario del leader pentastellato, può essere messo da parte a tutto vantaggio di quello progressista. E dietro una battaglia apparentemente semantica si intravede già quella, molto più concreta, per stabilire la leadership dell’alternativa a Giorgia Meloni.
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