L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Dalla “riprogettazione sociale” al welfare connettivo

Bisogna adeguarsi alla nuova società di mercato di un nuovo ordine mondiale. Tra una popolazione assediata dall'intelligenza artificiale e da una moltitudine impoverita.

di Vincenzo Viti -


Aver posto la “questione sociale” al primo posto della agenda di una classe dirigente che si rispetti è solo il segno che comincia a carburare la idea che un nuovo “welfare”, come progetto non solo redistributivo, ma connettivo di un nuovo ordine mondiale. Una riflessione che potrebbe trarre forza proprio dal racconto dei caratteri della nuova società in formazione.

Il cambiamento necessario della nuova società di mercato

A partire dalle faglie in cui si definiscono le nuove gerarchie dalla fisionomia che va assumendo la “società di mercato”. Cioè il grande emporio universale cui accedono soggetti diversi, ma selezionati: i poteri pubblici (le autocrazie statuali) e gli illimitati patrimoni privati. Tutti impegnati sul medesimo campo di gioco che ha per posta la Intelligenza Artificiale assunta come principio ordinatore della nuova gerarchia. Un inedito ordine mondiale che si profila governato da una nuova ristretta élite “assediata” dalla “moltitudine” impoverita, potenzialmente violenta. Moltitudine che riporta, alla mia prima esperienza in Parlamento, a cavallo del millennio novecentesco che registrava la elezione del noto brigatista, poi fuggito in Francia, che evocava già allora, la “mutazione” in corso dalla classe alla moltitudine. Come dire, da un luogo a un orizzonte.

Inventare un nuovo welfare

Lo scenario che ci si prospetta è un mondo radicalmente diviso, ma chiamato a riconoscersi in un nuovo modello. Ancora indefinito, che potrei chiamare di “post democrazia” alle prese con un welfare radicalmente innovativo in quanto frutto di una vera “riprogettazione sociale“. La bravissima Elsa Fornero sulla Stampa evoca il coraggio di Beveridge: inventare del welfare del secolo laburista. Se non che, una impresa analoga, ma ciclopica ora ci attende a partire dalla codificazione della lista dei nuovi bisogni e dei nuovi diritti, insomma “l’atlante delle nuove libertà”, i nuovi codici costituzionali di un mondo radicalmente diverso, certo e da reinventare e perciò da “costituire”.  Credo siamo tuttora lontani da immaginare la imponenza del lavoro che attende. Viviamo compressi dentro meccanismi da “periferia dell’impero”, vittime di un nanismo che impedisce di scommettere su un vero soggetto globale.  Su quell’Europa chiamata a farsi Stato federale e a “dare le carte” nel nuovo ordine mondiale, finalmente emancipata da Satrapi e Dittatori, presidio di ciò che rimane, dell’ Occidente che costruì il nuovo mondo.

PER TUTTE LE NEWS DI ECONOMIA


Torna alle notizie in home