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Perché il taglio dell’Irpef per il ceto medio rischia di saltare?

Senza risorse certe e strutturali a copertura nel disegno di legge di bilancio, l'ipotesi promossa dal Ministero dell'Economia rimane per ora un'intenzione politica

di Angelo Vitale -

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti


Salta il taglio dell’Irpef per il ceto medio? L’ipotesi principale allo studio del governo prevede di estendere il secondo scaglione Irpef con aliquota al 33% dai redditi fino a 50.000 euro a quelli fino a 60.000 euro (fascia che oggi paga invece il 43%).

Per chi rientra in questo intervallo di reddito, la misura garantirebbe un risparmio fiscale potenziale fino a 1.000 euro all’anno.

Il taglio salta?

L’intervento rischia però di non entrare nella prossima manovra economica per un motivo ben preciso: la mancanza di coperture finanziarie.

I punti chiave, il costo della misura

Applicare un’aliquota ridotta di 10 punti percentuali sui redditi compresi tra 50.000 e 60.000 euro richiederebbe tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro all’anno.

I vincoli di bilancio

In presenza di un elevato debito pubblico e di stringenti saldi di bilancio concordati con l’Unione Europea, recuperare miliardi di euro senza aumentare altre imposte o compiere tagli significativi alla spesa pubblica è complesso.

Lo stato dei lavori

Senza risorse certe e strutturali a copertura nel disegno di legge di bilancio, l’ipotesi promossa dal Ministero dell’Economia rimane per ora un’intenzione politica destinata ad essere rinvita o ridimensionata.

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