Trump e Xi ridisegnano il mondo: l’Europa resta spettatrice
“Se non sei seduto a tavola allora sei nel menu”. Una sintesi perfetta della geopolitica contemporanea: se non partecipi alle decisioni, saranno gli altri a decidere per te. E la visita di Trump a Pechino, primo viaggio di un presidente Usa in Cina da quasi nove anni, lo dimostra con chiarezza. Perché mentre Stati Uniti e Cina discutono il futuro degli equilibri globali, l’Europa resta fuori dalla stanza dei bottoni. A qualsiasi livello: militare, strategico e soprattutto economico. Più che un vertice diplomatico, quello tra Trump e Xi Jinping è sembrato il consiglio d’amministrazione del nuovo ordine economico mondiale.
Non a caso l’Inquilino della Casa Bianca è arrivato accompagnato da una poderosa delegazione di Ceo e top manager. Un segnale chiarissimo: il rapporto tra Washington e Pechino si costruisce attraverso investimenti, tecnologia e accesso ai mercati. “Usa? Partner, non rivali”, ha detto Xi Jinping evocando la “Trappola di Tucidide” – teoria secondo cui lo scontro tra potenza emergente e potenza dominante conduce quasi inevitabilmente ad un conflitto – ribadendo che “non ci sono vincitori in una guerra commerciale” e che il rapporto tra le due superpotenze deve restare fondato sul “beneficio reciproco”.
E Trump ha definito Xi “un grande leader”, parlando di “un futuro fantastico insieme”. Il dato politico è evidente: Washington riconosce ormai che un disallineamento totale dalla Cina è impraticabile e Pechino prova a trasformare l’interdipendenza economica in stabilità strategica.
L’Europa, invece, rischia di apparire sempre più come una potenza “normativa”, non geopolitica: forte nei regolamenti, debole nella capacità di incidere. Ha uno dei mercati più grandi del pianeta, ma non riesce a trasformarlo automaticamente in influenza politica globale. Perché nella nuova grammatica del potere mondiale vale una sola regola: se non siedi al tavolo dove si decidono i giochi, finirai per esserne uno spettatore. Pagante.
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