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David Rossi, la ricostruzione che esclude il suicidio: oggi in audizione i periti

di Claudia Mari -


Per quasi quattordici anni la morte di David Rossi è rimasta imprigionata in una verità giudiziaria che la famiglia non ha mai accettato: quella del suicidio. Oggi quella ricostruzione viene rimessa radicalmente in discussione da una perizia disposta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta, che indica uno scenario completamente diverso. Non un gesto volontario, ma un’aggressione violenta consumata all’interno dell’ufficio dell’allora responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, seguita dalla precipitazione dalla finestra di Rocca Salimbeni la sera del 6 marzo 2013.

Una svolta che nasce dalle simulazioni eseguite al Foro Italico di Roma, dove i consulenti della Commissione, insieme ai Ris dei Carabinieri e ai Vigili del Fuoco, hanno ricostruito nei minimi dettagli gli ultimi istanti di vita di Rossi. In una palestra è stata riprodotta una finestra identica a quella del palazzo senese. Un atleta dei Vigili del Fuoco della stessa corporatura della vittima ha eseguito decine di prove dinamiche. Con uno, due e tre aggressori, con Rossi cosciente e incosciente. Tutto per verificare quale ipotesi fosse compatibile con le lesioni e con la posizione del corpo.

La nuova perizia: “Rossi aggredito da almeno due persone”

Le conclusioni preliminari dei consulenti segnano il punto di svolta. Rossi sarebbe stato aggredito “in maniera violenta e veloce” da almeno due persone robuste, avrebbe cercato di difendersi e sarebbe arrivato alla finestra ancora cosciente. Una volta oltre il davanzale avrebbe tentato di aggrapparsi al bordo, mentre gli aggressori lo trattenevano per alcuni istanti, fino alla perdita della presa e alla caduta nel vicolo sottostante. È una dinamica che ribalta l’ipotesi del suicidio e introduce, sul piano tecnico, quella dell’omicidio.

A sostegno di questa ricostruzione, oltre la dinamica, anche la lettura delle lesioni. Per il consulente Marco Nigrisoli si parla di ferite incompatibili con una semplice precipitazione. La frattura del capitello radiale sinistro sarebbe riconducibile a una leva esercitata da una terza persona sul braccio. Le contusioni addominali sarebbero compatibili con pugni o ginocchiate. Gli zigomi presenterebbero segni di percosse, mentre le lesioni su coscia e addome indicherebbero trascinamenti. Anche le tracce ematiche e le macchie di unto rinvenute sulla camicia sarebbero coerenti con il contatto del corpo con i pomelli della finestra durante l’aggressione. Conferma che arriva anche dall’altro consulente Robbi Manghi che sostiene il “dato certo”: la morte di Rossi è un “evento procurato da terzi dopo un’aggressione”.

Oggi l’audizione

Proprio Manghi, oggi, insieme a Edoardo Genovese, sarà ascoltato in audizione (che sarà trasmessa in diretta web) a Palazzo San Macuto, sede della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla morte di David Rossi. Sarà il primo momento pubblico nel quale verranno illustrati le simulazioni, gli elementi e le ragioni che hanno portato i tecnici a ritenere incompatibile il suicidio. La Commissione d’inchiesta non sostituisce la magistratura, ma può acquisire nuovi elementi, disporre consulenze e ricostruzioni tecniche, riaprendo interrogativi rimasti senza risposta.

E gli elementi che faranno discutere sia la giustizia che l’opinione pubblica, sono arrivati. Lo stesso presidente della Commissione Gianluca Vinci ha preannunciato il taglio di quello che si vedrà e ascolterà oggi: “Non si trattò di un suicidio, ma di un omicidio”. La stessa tesi che, per anni, è stata portata avanti con fatica dalla famiglia di David Rossi.

Il ringraziamento della famiglia

La vedova dell’ex Mps, Antonella Tognazzi, ringrazia il lavoro fatto dalla Commissione d’Inchiesta. “Per noi significa mettere finalmente la giusta parola rispetto a quello che abbiamo sempre sostenuto e che ci veniva costantemente negato. Riusciamo a rendere onore a David e a restituirgli la dignità che ha sempre avuto”. È il sentimento di una famiglia che, per quasi quattordici anni, ha combattuto contro l’immagine di un uomo descritto come disperato. Oggi quella narrazione viene incrinata da una nuova ipotesi, costruita su ricostruzioni scientifiche, che potrebbe riscrivere tutto il caso.


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