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Politica

Francesco Rocca: “Il Lazio è ripartito, ora voglio completare il cambiamento”

Sanità territoriale, grandi infrastrutture, crescita economica, cultura e innovazione: il presidente della Regione Lazio rivendica i risultati raggiunti e annuncia la disponibilità a ricandidarsi nel 2028 per completare il programma di governo

di Igor Righetti -


Presidente Rocca, il potenziamento della sanità territoriale con case della comunità, ospedali di comunità e centrali operative territoriali promette una presa in carico più vicina e integrata per i cittadini. A che punto siamo oggi nella realizzazione concreta di questo modello nel Lazio?

Il potenziamento della sanità territoriale nel Lazio non è più solo un obiettivo sulla carta, ma un cambiamento concreto e già attivo. Il cuore di questo modello sono le Case della comunità, che spesso vengono nominate, ma non tutti sanno davvero che cosa siano. In pratica sono strutture di prossimità, vicino casa, dove il cittadino può trovare insieme medici di base, infermieri, specialisti, servizi diagnostici e anche un collegamento con il sociale. Non è un ospedale, ma un luogo dove si viene seguiti nel tempo, non solo quando c’è un’emergenza. Accanto a queste ci sono gli Ospedali di comunità, che servono invece per quei pazienti che non hanno bisogno del grande ospedale, ma neanche possono essere seguiti a casa, per esempio dopo una dimissione o per situazioni che richiedono qualche giorno di assistenza sanitaria continuativa. Questo cambia molto anche nel concreto.

Oggi accade spesso che per un problema non urgente, come un controllo, un dolore persistente o un accertamento, si finisca comunque al pronto soccorso, con lunghe attese e con il rischio di intasare strutture pensate per le emergenze vere. Con la Casa della comunità, invece, per le stesse necessità si va lì, sotto casa, si trovano le risposte giuste e soprattutto si viene seguiti nel tempo. È proprio questo il punto chiave. Se i cittadini trovano sul territorio risposte rapide e complete, il pronto soccorso si libera dai casi non urgenti e può concentrarsi su quello per cui è nato, cioè le emergenze.

È un motivo di grande soddisfazione poter dire che tutte le 135 Case della comunità che abbiamo programmato sono attive: stanno già portando servizi, stanno alleggerendo il peso sui pronto soccorso degli ospedali, liberando risorse, si stanno già affermando come quel punto di riferimento intermedio che serviva per dare al sistema sanitario regionale un modello di funzionamento efficiente e innovativo.

Tutto ciò rappresenta il frutto di un lavoro di ricognizione cui ha fatto seguito un’opera di programmazione e, infine, una complessa operazione di messa a terra di finanziamenti, in tempi certi e senza lasciare nulla al caso, ivi compreso anche l’arruolamento delle figure professionali necessarie affinché queste strutture non fossero scatole vuote o cattedrali nel deserto, ma sedi di erogazione di servizi necessari, vicine alla popolazione, spesso con l’effetto non secondario di averle insediate laddove vi erano sacche di degrado o edifici dismessi.

Il Lazio è oggi primo in Italia per saldo imprenditoriale e tasso di crescita secondo i dati Movimprese. Come intendete trasformare questo dato positivo in crescita stabile e duratura, soprattutto alla luce delle criticità legate ai costi energetici e all’incertezza economica internazionale?

Per trasformare questo dato in crescita stabile e duratura stiamo lavorando su più direttrici. Da un lato vogliamo rafforzare il sostegno alle imprese, semplificando i processi amministrativi e accompagnando gli investimenti, soprattutto nei settori più innovativi e strategici. Dall’altro stiamo potenziando gli strumenti di accesso al credito e le politiche di sviluppo per rendere il nostro territorio sempre più attrattivo. Ricordo che abbiamo varato investimenti per 275 milioni di euro, tra prestiti a tasso zero, strumenti di supporto al capitale e utilizzo mirato delle risorse europee.

È un intervento che va nella direzione di dare ossigeno alle imprese, soprattutto a quelle che vogliono investire, innovare e crescere. Allo stesso tempo, siamo pienamente consapevoli delle criticità: l’aumento dei costi energetici e l’incertezza del contesto internazionale rappresentano sfide reali. Per questo stiamo intervenendo per sostenere la competitività delle imprese, promuovendo anche percorsi di efficientamento energetico e diversificazione delle fonti. Il nostro obiettivo è chiaro: consolidare questi segnali positivi e tradurli in lavoro, in opportunità diffuse e in uno sviluppo equilibrato su tutto il territorio. Solo così possiamo costruire una crescita che non sia episodica, ma strutturale e duratura nel tempo.

Il recente miglioramento del rating della Regione Lazio da parte di Moody’s e di Fitch rappresenta un segnale importante di fiducia. In che modo questo riconoscimento si tradurrà concretamente in vantaggi per cittadini e imprese del territorio?

È un segnale molto importante perché certifica la solidità e l’affidabilità della Regione Lazio sul piano finanziario. Non è solo un riconoscimento formale, ma uno strumento concreto che ci permette di lavorare meglio e con maggiori margini. Un rating più alto significa, innanzitutto, poter accedere al credito a condizioni più favorevoli. Questo si traduce in minori costi per la Regione e, quindi, in maggiori risorse da destinare a servizi pubblici, investimenti e politiche di sviluppo. In altre parole, possiamo investire di più in infrastrutture, sanità, trasporti e sostegno alle imprese senza gravare ulteriormente sui cittadini. Per il mondo produttivo, questo rafforza anche l’attrattività del territorio: una Regione percepita come stabile e affidabile è più capace di attirare investimenti, nazionali e internazionali e di generare nuove opportunità di crescita e occupazione.

Al riguardo, ricordo che nell’ultimo anno le multinazionali che hanno fatto investimenti nel territorio sono passate da 133 a 148. L’aumento delle multinazionali che scelgono il Lazio conferma che il nostro territorio è attrattivo grazie a università, ricerca, capitale umano qualificato e filiere industriali di eccellenza. Il nostro obiettivo è continuare ad attrarre investimenti che producano occupazione qualificata, innovazione e ricadute concrete per tutto il sistema economico regionale, comprese le aree interne. Intendiamo tradurre questo importante riconoscimento del rating del Lazio in benefici concreti e diffusi, mantenendo una gestione rigorosa dei conti ma, allo stesso tempo, orientata allo sviluppo.

La Regione Lazio sta portando avanti una visione infrastrutturale sempre più sistemica che va dalle grandi arterie come Cisterna–Valmontone e Roma–Latina fino alla viabilità interna e al trasporto pubblico, con interventi su Metromare e Metro C: a che punto siamo e quali sono le priorità per rendere davvero efficiente e integrato il sistema della mobilità regionale?

Siamo partiti da una consapevolezza molto chiara: il Lazio sconta ritardi infrastrutturali accumulati in oltre dieci anni e, per recuperarli, non bastano interventi isolati: serve una visione sistemica, esattamente come lei ha richiamato. Oggi possiamo dire che questa visione si sta traducendo in atti concreti. Sulle grandi arterie, la Cisterna–Valmontone è finalmente ripartita: parliamo di un’opera da circa 1,3 miliardi di euro, con 100 milioni già stanziati dalla Regione, articolata in lotti per coinvolgere il tessuto produttivo locale e capace di intercettare circa 40 mila veicoli al giorno, alleggerendo in modo significativo la Pontina e ridisegnando la mobilità del quadrante sud.

Accanto a questa, la Roma–Latina rappresenta l’altro asse strategico: un collegamento moderno e sicuro con la capitale che abbiamo voluto rafforzare ed estendere fino a Fondi, perché non si può lasciare fuori un’area così centrale per l’economia regionale. E su questo voglio essere chiaro: il tempo dei rinvii è finito. Stiamo intervenendo anche sulla viabilità interna: penso alla Pedemontana e soprattutto al raddoppio della Salaria, dove abbiamo avviato i lavori dopo anni di attese. È un segnale concreto di un cambio di passo che riguarda tutta la regione, non solo alcune aree. Ma il sistema non è efficiente se non funziona anche il trasporto pubblico. Per questo stiamo investendo sulla Metromare con interventi sull’infrastruttura, sulla sicurezza e sull’efficienza della linea; stiamo anche sostenendo lo sviluppo della Metro C, fondamentale per la mobilità dell’area metropolitana di Roma.

Inoltre, l’operazione “28 minuti” per la Tav a Ferentino procede speditamente. La priorità oggi è una sola: integrare questi interventi. Significa mettere in connessione grandi opere, viabilità locale e trasporto su ferro, ma anche collegarli alle politiche di sviluppo, come la Zona logistica semplificata – un’area istituita per attrarre investimenti che offre agevolazioni fiscali e burocratiche per le imprese ricadenti in 5.709 ettari di 64 Comuni della regione – e la Zona franca doganale, che hanno bisogno di infrastrutture efficienti per funzionare davvero. I territori, così, dialogheranno tra loro in una logica di sistema, creando un effetto moltiplicatore. Quello che stiamo facendo è trasformare una regione che per anni è rimasta ferma in un sistema che torna a muoversi, con cantieri aperti, risorse investite e una direzione chiara.

La Regione viene spesso percepita come distante dai cittadini della capitale, ma in realtà incide profondamente sulla vita di Roma: dagli investimenti sul trasporto pubblico ai fondi per la Metro C, fino al modello organizzativo del Giubileo con il potenziamento dei pronto soccorso e della protezione civile. Come si può rafforzare questa consapevolezza e rendere ancora più visibile il ruolo della Regione nello sviluppo della capitale?

Spesso la Regione viene percepita come distante, ma la realtà è diversa: molte delle scelte che incidono sulla vita quotidiana dei romani nascono proprio qui, in Regione. Penso agli investimenti sul trasporto pubblico, al contributo determinante per la Metro C, al lavoro fatto sulla sanità e all’organizzazione di eventi straordinari come il Giubileo, dove abbiamo rafforzato pronto soccorso e protezione civile con fondi per 155 milioni di euro. Opere che restano. Come Regione, dobbiamo fare un passo in più: non solo agire, ma far capire con maggiore chiarezza che cosa stiamo facendo e perché.

È una responsabilità che mi assumo in prima persona. Dobbiamo raccontare meglio il legame diretto tra le nostre decisioni e la vita concreta delle persone, con informazioni semplici, aggiornamenti costanti e dati accessibili a tutti. Allo stesso tempo, vogliamo essere più presenti nei territori. La Regione non può restare chiusa nei palazzi: deve stare nei municipi, nei quartieri, nei luoghi dove i servizi vengono erogati. Ascoltare i cittadini è fondamentale quanto decidere. Un altro punto chiave è la trasparenza. Stiamo lavorando per rendere sempre più chiaro dove vanno le risorse regionali e a che punto sono i progetti. I cittadini devono poter vedere, in modo immediato, che cosa si sta realizzando e con quali tempi. Infine, credo sia importante valorizzare il lavoro di squadra con Roma capitale.

Quando le istituzioni collaborano, i risultati arrivano più velocemente e sono più efficaci. Anche questo va comunicato meglio perché aiuta a costruire fiducia. La sfida è semplice: ridurre la distanza percepita rendendo visibile il nostro impegno quotidiano. La Regione c’è ed è parte integrante dello sviluppo di Roma. Sta a noi dimostrarlo ogni giorno con i fatti e con una comunicazione più chiara e diretta.

Il ripristino dell’assessorato alla Cultura e la valorizzazione di luoghi simbolo come il Teatro Romano di Ostia Antica segnano una rinnovata attenzione al settore: quale ruolo può avere oggi la cultura nel rilancio del Lazio e quali sono i prossimi progetti per rafforzarne la centralità?

La cultura oggi può e deve avere un ruolo centrale nel rilancio del Lazio e per noi non è uno slogan, ma una scelta politica precisa. Il ripristino dell’assessorato alla Cultura va esattamente in questa direzione: restituire alla Regione una regia forte su un settore strategico, rafforzandolo con deleghe importanti che riguardano i giovani, l’inclusione e la difesa delle donne. Significa considerare la cultura come una vera infrastruttura capace di generare coesione sociale, crescita e identità. Un esempio concreto di questa visione è il lavoro fatto sul Teatro romano di Ostia Antica. Riportare il teatro classico in uno dei siti archeologici meglio conservati al mondo è stato un intervento culturale, ma anche simbolico: abbiamo trasformato quella che era stata una lunga assenza in un nuovo punto di partenza.

Oggi il Teatro Ostia Antica Festival è una realtà consolidata, con un cartellone internazionale capace di mettere in dialogo passato e presente e di parlare al pubblico contemporaneo. Accanto a questo, stiamo investendo in modo strutturale: con il Programma operativo annuale 2026 mettiamo in campo oltre 20,5 milioni di euro, con un incremento significativo rispetto all’anno precedente, per sostenere lo spettacolo dal vivo e la promozione culturale su tutto il territorio. I prossimi progetti vanno proprio in questa direzione: continuare a valorizzare luoghi simbolo come Ostia Antica, migliorandone accessibilità e servizi, a partire dalla riqualificazione della stazione ferroviaria e dalla creazione di percorsi espositivi che uniscano antico e moderno. L’obiettivo è integrare sempre di più cultura, turismo e sviluppo del territorio, restituendo al Lazio il ruolo che gli spetta.

La Regione Lazio sta investendo sempre di più nell’integrazione dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali avanzate per la valorizzazione del patrimonio culturale e turistico, attraverso progetti come piattaforme digitali, realtà aumentata e strumenti di fruizione immersiva: quali sono oggi le iniziative più strategiche in corso e quale impatto concreto vi aspettate in termini di attrattività, accessibilità e sviluppo del turismo culturale nel territorio?

Come Regione Lazio abbiamo scelto di investire nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie digitali non come elemento accessorio, ma come leva strategica per rendere il nostro patrimonio culturale più accessibile, più comprensibile e anche più attrattivo, soprattutto per le nuove generazioni. Oggi le iniziative più rilevanti si muovono su tre direttrici principali.

La prima è la digitalizzazione e l’integrazione delle piattaforme. Stiamo lavorando per creare ecosistemi digitali unificati che mettano in rete musei, siti archeologici, eventi e servizi turistici. L’obiettivo è offrire al visitatore un’esperienza semplice, personalizzata e continua, dalla pianificazione del viaggio fino alla visita sul territorio.

La seconda riguarda la realtà aumentata e le esperienze immersive. In diversi siti culturali del Lazio stiamo sperimentando strumenti che permettono di “ricostruire” ambienti storici, raccontare storie in modo più coinvolgente e rendere comprensibili anche contesti complessi. Questo è fondamentale non solo per attrarre turismo internazionale, ma anche per coinvolgere i giovani, che cercano esperienze più interattive.

La terza direttrice è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per migliorare la fruizione e la gestione dei flussi. Parliamo di sistemi che aiutano a distribuire meglio i visitatori, evitare sovraffollamenti e valorizzare anche destinazioni meno conosciute. Questo è un passaggio chiave per un turismo più sostenibile e per lo sviluppo dei territori al di fuori dei circuiti tradizionali. L’impatto che ci aspettiamo è concreto. In termini di attrattività, vogliamo rendere il Lazio non solo una meta “da vedere”, ma da vivere in modo innovativo. In termini di accessibilità, queste tecnologie permettono di abbattere barriere linguistiche, cognitive e in parte anche fisiche, ampliando il pubblico. E sul piano dello sviluppo, puntiamo a una crescita più equilibrata del turismo culturale, che porti benefici diffusi anche nelle aree interne. La sfida, in sintesi, è usare la tecnologia per valorizzare la nostra identità.

Ha annunciato la disponibilità a ricandidarsi alla guida della Regione nel 2028, se la coalizione glielo chiederà. Che cosa la spinge a voler proseguire questo percorso e quale obiettivo ritiene indispensabile completare in un eventuale secondo mandato?

Ho cominciato, assieme alla Giunta, un percorso entusiasmante, ma anche estremamente complesso, che sta dando risultati concreti. Governare una Regione come il Lazio significa affrontare problemi stratificati da anni e, naturalmente, c’è anche un elemento di frustrazione: a volte si vorrebbe che i risultati arrivassero subito, ma la macchina della pubblica amministrazione ha tempi che non sempre coincidono con le aspettative dei cittadini e con la nostra stessa volontà di accelerare.

Per questo voglio continuare a metterci la faccia, fino in fondo. Io sono il candidato di questa coalizione per le regionali del 2028. L’unico percorso possibile è presentarci a testa alta davanti ai cittadini laziali e chiedere altri cinque anni di fiducia per completare il programma di governo che abbiamo avviato. Abbiamo aperto una stagione di investimenti e di riforme che questa Regione non vedeva da molto tempo e il nostro obiettivo è portarla a compimento con serietà, concretezza e responsabilità.

Ha parlato di programmi che richiedono tempi lunghi e che non si esauriscono in una sola legislatura. Con quale risultato concreto vorrebbe presentarsi come il segno distintivo della sua esperienza di governo?

Da qui alla fine della legislatura vogliamo consolidare il lavoro avviato su sanità, infrastrutture e modernizzazione della Regione. L’obiettivo è lasciare un Lazio più forte, con una sanità territoriale finalmente efficiente e vicina ai cittadini, con liste d’attesa sempre più ridotte, con ospedali moderni e con grandi opere infrastrutturali finalmente sbloccate, dopo anni di immobilismo. Stiamo mettendo in campo investimenti che questa Regione non vedeva da decenni e vogliamo trasformarli in risultati concreti e permanenti: trasporti migliori, servizi pubblici più efficienti, maggiore sicurezza sociale e una pubblica amministrazione capace di dare risposte rapide ai cittadini. La vera sfida è fare in modo che questa stagione di cambiamento non sia episodica ma strutturale, lasciando al Lazio basi solide per i prossimi decenni.

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