Editoriale

Difendere il lavoro, la vera sfida dell’Ai

di Adolfo Spezzaferro -


L’intelligenza artificiale è il tema del momento. Mentre vi scriviamo si fa un gran parlare del possibile impatto negativo del suo utilizzo nella Pa, con circa 218mila posti di lavoro a rischio. È lo scenario che emerge dallo studio “L’impatto dell’intelligenza artificiale sul pubblico impiego” di Fpa: il 57 per cento dei lavoratori saranno altamente “esposti”, con una grossa fetta di “vulnerabili” che potrebbero essere rimpiazzati dall’Ai. Sempre mentre vi scriviamo viene diramato il testo del videomessaggio della premier Giorgia Meloni in occasione del Summit di Seoul sull’intelligenza artificiale, definita “una sfida epocale per l’intera società”. “Siamo di fronte a una nuova frontiera del progresso, che per la prima volta nella storia rischia di mettere in discussione il principio stesso della centralità dell’uomo. Infatti, rispetto ad ogni altra rivoluzione del passato, l’intelligenza artificiale generativa prefigura un mondo nel quale il progresso non ottimizza più le capacità umane, ma le sostituisce”, dice la Meloni. Non è un caso infatti che, date le implicazioni soprattutto etiche, al vertice del G7 a presidenza italiana che si terrà in Puglia dal 13 al 15 giugno sul tema dell’Ai interverrà (è la prima volta in assoluto) anche Papa Francesco. La posizione del Santo Padre in merito è racchiusa nella felice sintesi in cui accanto all’Ai deve esserci la “sapienza del cuore”. La Chiesa ribadisce il primato dell’uomo sulla macchina, del libero arbitrio – chi comunica ha capacità critica – della centralità etica dell’essere umano rispetto alle possibilità offerte dallo sviluppo tecnologico. In sostanza, il punto è sempre lo stesso: nessuno strumento è buono o cattivo, dipende sempre dall’utilizzo che se ne fa. A questo serve, oltre alla basilare e insostituibile coscienza critica individuale, l’azione normativa dei governi. Anche per tutelare i posti di lavoro (su cui è fondata la nostra Repubblica).


Torna alle notizie in home