L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Salute

Disfunzioni pelviche: spesso trascurate, interessano 4 milioni di donne in Italia

di Redazione L'Identità -


Il pavimento pelvico ha la sgradevole abitudine delle cose serie. Lavora per anni in silenzio e si fa notare quando qualcosa si guasta. Una donna avverte un peso basso nel bacino, mentre una tensione accompagna il passo e qualche goccia di urina dopo un colpo di tosse viene archiviata nel grande cassetto delle seccature normali. Il corpo manda un avviso preciso, mentre la persona gli risponde con la solita educazione suicida di chi preferisce adattarsi invece di farsi visitare.

Il ginecologo Marco Grassi, ad Ascoli Piceno, spiega che le disfunzioni del pavimento pelvico nascono quando la struttura di sostegno della zona pelvica perde equilibrio. Se la muscolatura cede, il sostegno diventa insufficiente. Se resta contratta, il dolore si installa dove dovrebbe esserci controllo. Da questo squilibrio possono derivare perdite urinarie, prolasso degli organi pelvici o dolore pelvico-perineale, con un impatto che trasforma la vita quotidiana in una trattativa continua con il proprio corpo.

Disfunzione pelviche: quattro milioni di donne in Italia

Secondo Humanitas Medical Care, in Italia oltre quattro milioni di donne convivono con patologie del pavimento pelvico. Il dato pesa perché riguarda un disturbo molto diffuso e ancora trattato con imbarazzo, quasi fosse una debolezza privata invece di una condizione clinica. Il silenzio, in questo caso, fa un favore al peggioramento. Una perdita urinaria sotto sforzo o un dolore durante i rapporti meritano attenzione specialistica. La pudicizia, quando entra nello studio medico al posto della paziente, fa danni con una grazia da funzionario ottuso.

Il pavimento pelvico è una base muscolo-legamentosa che sostiene gli organi interni della pelvi. Quando questa base si indebolisce, gli organi possono perdere posizione e scendere verso la vagina, fino a provocare un prolasso evidente nei casi più gravi. La parola spaventa, ma spaventa di più la leggerezza con cui molte donne sopportano i primi segnali. Il corpo femminile viene spesso educato a incassare, e questa educazione, davanti alla medicina, diventa una pessima consigliera.

Cause, fattori di rischio e segnali di allarme

La gravidanza e il parto naturale possono stirare le strutture di supporto della pelvi, mentre i cambiamenti ormonali della menopausa rendono i tessuti più vulnerabili. Anche l’età incide, perché la tenuta muscolare richiede cura e ascolto. Un intervento chirurgico, compresa l’isterectomia, può lasciare un indebolimento ulteriore. Quando il peso corporeo cresce, quando la tosse persiste, quando la stipsi obbliga a sforzi ripetuti o quando i carichi vengono sollevati spesso, la pressione sull’addome aumenta e il pavimento pelvico paga il conto.

I segnali di allarme vanno letti per ciò che sono. La difficoltà a interrompere il getto urinario indica una perdita di controllo muscolare. La perdita di urina durante uno sforzo racconta una tenuta ridotta. Il dolore vaginale nei rapporti può dipendere da una tensione pelvica alterata. Anche un assorbente interno che fatica a restare in sede o l’acqua che fuoriesce dalla vagina dopo il bagno indicano che la funzione pelvica chiede una valutazione. Quando si aggiungono stitichezza persistente o infezioni vaginali frequenti, il fastidio isolato racconta solo una parte della storia.

Diagnosi, riabilitazione e prevenzione

La diagnosi richiede una visita specialistica e una valutazione mirata della muscolatura. I sintomi possono sovrapporsi ad altri disturbi ginecologici o urologici, perciò serve competenza invece della diagnosi domestica, quella pratica nazionale con cui si confonde internet con una laurea. Il trattamento parte quasi sempre dalla riabilitazione. Gli esercizi specifici e la fisioterapia del pavimento pelvico aiutano a recuperare controllo e percezione. Il biofeedback può sostenere il percorso, mentre i trattamenti più avanzati entrano nei casi che lo richiedono.

Il dottor Grassi ricorda che un inquadramento corretto e una riabilitazione mirata consentono spesso un miglioramento significativo dei sintomi, riducendo la progressione del disturbo e il ricorso a procedure invasive.
Il movimento regolare, il rinforzo del pavimento pelvico durante la gravidanza e nel post parto, il controllo del peso e la cura della stipsi proteggono una struttura che merita meno imbarazzo e più attenzione.

Leggi anche: Salute, al via ‘Dalla parte delle donne’: il tour itinerante per la prevenzione ginecologica femminile


Torna alle notizie in home